{"id":1712,"date":"2003-11-16T09:50:59","date_gmt":"2003-11-16T08:50:59","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1712"},"modified":"2017-10-16T15:21:19","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:19","slug":"la-morte-rito-di-iniziazione-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/la-morte-rito-di-iniziazione-2\/","title":{"rendered":"La Morte \u00abRito di Iniziazione\u00bb"},"content":{"rendered":"<h2><b>L\u2019uomo muore perch\u00e9 \u00e8 immortale (G. Marino)<\/b><\/h2>\n<p><b>L\u2019uomo, non appena si affaccia sulla soglia della vita, inizia la sua partita a scacchi con la Morte. La Signora con la falce muove i suoi pezzi con grande maestria. Cos\u00ec incomincia l\u2019atavica sfida che si combatte sulla scacchiera cosmica; un immenso insieme di figure geometriche: quadrati e losanghe, a colori alternati, bianco e nero, che rappresentano le forze contrarie che si confrontano nella lotta per la vita, sia nella costituzione della persona, sia dell\u2019universo. L\u2019esito della partita \u00e8 scontato: l\u2019uomo subir\u00e0 scacco matto.<\/b><\/p>\n<p><i>F. R. (Revista massonica svizzera novembre 2003)<\/i><\/p>\n<p>Tutti noi abbiamo dato vita da tempo a questa sfida. La Morte ci concede il privilegio della prima mossa. Il riverente terrore che le permettiamo di incuterci, ci vede irrimediabilmente perdenti ancor prima che la partita si concluda. La parola morte, la fonetica stessa di quel sostantivo, ci induce a prostrarci davanti a lei, ad arrenderci ancor prima che il suo alito ci abbia sfiorati. Il pensiero della morte ha il potere di annichilirci, di raggelarci. In quelle case dove la nera parca ha falciato il fieno, i suoni sembrano attutiti, soffocati. Tutto \u00e8 sommesso. L\u2019olfatto percepisce l\u2019odore acre del suo passaggio. Ai bimbi \u00e8 vietato giocare, sorridere. Gli adulti hanno gli occhi infossati dal dolore, arrossati dal pianto. Tutto \u00e8 gelo, cambiano i sapori delle pietanze: al palato ricordano il profumo dei crisantemi, l\u2019odore della terra fradicia appena smossa. Terra nera, che sa di dolciastro, ammucchiata ai lati di una fossa ancora vuota. Uno spazio angusto che presto sar\u00e0 colmato. Anche i colori dei fiori pi\u00f9 belli, in quei giorni, sembrano spenti. Il Sole non riscalda i cuori di coloro che la morte ha privato degli affetti pi\u00f9 cari.<\/p>\n<h2><b>Scheletro e falce<\/b><\/h2>\n<p>Vita e Morte camminano fianco a fianco. Ci accompagnano, mano nella mano, sulla sottile linea del destino. Alla vita ci si affida con totale fiducia, certi della promessa del domani. Alla morte questa fiducia viene negata. Il suo \u00abdomani \u00bb, il dopo, \u00e8 incerto. Siamo portati a considerare la promessa di una esistenza ultraterrena, da viversi in una dimensione spirituale, troppo labile per affidarci serenamente alla morte. Il \u00abfiume\u00bb che ci apprestiamo ad attraversare \u00e8 troppo impetuoso, l\u2019altra sponda \u00e8 nascosta dalle brume, l\u2019ignoto ci terrorizza. Ma se avessimo la certezza che su quella sponda potremo proseguire nel nostro cammino, la morte non ci farebbe pi\u00f9 paura.<\/p>\n<p>Nell\u2019iconografia, la Morte, \u00e8 stata rappresentata come figura implacabile, dall\u2019aspetto diabolico, paralizzante. Nell\u2019infanzia ebbi modo di farmene un\u2019immagine ben connotata. L\u2019avevo vista raffigurata in un affresco: uno scheletro che cavalcava con fierezza uno spettrale destriero nero. In una mano, la Morte brandiva la falce, nell\u2019altra una clessidra. Lo sguardo, seppur spento nelle vuote occhiaie, aveva una strana espressione: la mascella, semiaperta, scopriva una dentatura tormentata, giallastra. La Morte sogghignava. Sullo sfondo, le torri in fiamme di un castello. Era passata seminando la disperazione. La stessa che provai quando si prese mio padre. La Morte era entrata nel mio immaginario: un vento gelido, un sussurro che udivo nelle notti insonni, quando mi nascondevo sotto le coltri per non udire scalpitare quel cavallo nero. Poi si manifest\u00f2 ancora. Lo faceva continuamente. E il rito si ripeteva: la visita al defunto, le stesse lugubri atmosfere, gli stessi odori, lo stesso gelo che avvolgeva tutto e tutti. Con l\u2019adolescenza quella tetra immagine and\u00f2 sbiadendo. A quell\u2019et\u00e0 la Morte non ci spaventava. Eppure non mancavano messi da falciare. Noi sognavamo la vita e il nostro domani era tinto a colori sgargianti. Quando la morte si manifestava, era un fatto che riguardava gli altri. A volte lo faceva in maniera plateale. Si abbatteva all\u2019improvviso su uomini e cose. Ci\u00f2 avveniva in paesi lontani. A volte la incrociavamo sulle strade, durante le nostre scorribande in automobile. Lei era gi\u00e0 passata. Unica traccia: le lamiere contorte di una vettura accartocciata. Come in un messaggio subliminale, lei ci appariva per una frazione di secondo, forse a ricordarci che non si era certamente dimenticata di noi e che non ce lo dovevamo scordare. Ma la linfa che scorreva come fuoco nelle nostre giovani vene aveva il sopravvento. Quell\u2019immagine si dissolveva. Ci si rifiutava di pensarci. Rifiutavamo il concetto stesso di morte, fine di tutte le cose. Ci sentivamo eterni, immuni, al riparo da quel possibile incontro. Ci apprestavamo a far parte di una societ\u00e0 che pronunzia la parola morte sottovoce, evitando il pi\u00f9 possibile di parlarne.<\/p>\n<h2><b>Ignorare la morte<\/b><\/h2>\n<p>La Morte ci cammina a fianco e facciamo finta di ignorarla. Giornali, radio, televisione ci rammentano quotidianamente questa sua presenza. Da tempo immemorabile ci si batte per sconfiggerla. E\u2019 una battaglia che combattiamo con le armi che ci vengono messe a disposizione dalla scienza, dalle nuove tecnologie. Curiamo in maniera quasi maniacale la nostra salute. Siamo costantemente alla ricerca dell\u2019elisir di lunga vita. Lo scopo \u00e8 quello di rimandare il pi\u00f9 tardi possibile l\u2019incontro con la vecchia Signora, con l\u2019intento di escluderlo in maniera definitiva, tanto ci terrorizza. E allora evitiamo di parlarne, partecipando solo marginalmente al lutto altrui. A volte, disertando le esequie, ci illudiamo di poter esorcizzare la morte. Meno se ne parla, meglio \u00e8. Un\u2019improvvisa dipartita, un lutto che colpisce amici, conoscenti, \u00e8 qualcosa che cerchiamo immediatamente di cancellare dalla nostra mente. In questa societ\u00e0 non c\u2019\u00e8 posto per la \u00abcultura della Morte\u00bb. Dice bene il Bianconi: \u00abLa civilt\u00e0 della fretta, della tecnologia avanzata, del computer, teme la Morte in maniera incredibile. Paura per questo momento che tutti vogliamo il pi\u00f9 lontano possibile c\u2019\u00e8 sempre stata, da Adamo in poi. Ma adesso c\u2019\u00e8 il terrore. Una volta, nemmeno troppi decenni fa, il tempo scandiva meglio il ritmo delle stagioni e anche la Morte era un\u2019immagine meno spettrale. Oggi, guai! \u00c8 subito incubo. Si sta rapidamente allentando, dove pure non \u00e8 gi\u00e0 sparito del tutto, quel senso di compartecipazione, di solidariet\u00e0 e condivisione che un tempo univa tutte le contrade colpite da un lutto, l\u2019intero paese e anche una valle.\u00bb<\/p>\n<p>Oggi si muore in maniera asettica. Il trapasso, sempre pi\u00f9 spesso, avviene fuori dalle mura domestiche, a volte senza il conforto dei propri familiari. La morte \u00e8 un\u2019ospite che pu\u00f2 renderci visita all\u2019improvviso. Per questo le si chiede la pi\u00f9 assoluta discrezione. A volte si muore senza che nessuno se ne accorga, nemmeno coloro che abitano alla porta accanto. Appena scoperto il decesso bisogna cancellarne ogni traccia, come se la morte fosse un fatto di cui vergognarsi, un esecrabile accadimento che bisogna nascondere ad ogni costo; un fatto innaturale.<\/p>\n<h2><b>Proiezione verso la Luce<\/b><\/h2>\n<p>La morte \u00e8 innaturale solo se la si considera la fine assoluta di tutte le cose, di ci\u00f2 che \u00e8 positivo, vivo: un essere umano, un animale, una pianta, una relazione, un periodo, un\u2019epoca. Noi consideriamo la morte come il simbolo distruttore dell\u2019esistenza. Sforziamoci di pensarla invece come vettore capace di proiettarci in un\u2019altra dimensione, dove, abbandonato l\u2019involucro corporale, lo spirito possa librarsi libero e vivere un\u2019esistenza forse migliore di quella che ci siamo lasciati alle spalle. Dovremmo considerare la vita terrena come il preludio di un grande viaggio, una lunga navigazione che ci permetter\u00e0 di uscire dalle dimensioni cosmiche, alla ricerca dell\u2019immortalit\u00e0, isola in un mare di Luce.<\/p>\n<p>La Morte \u00e8 detta \u00abla Regina del terrore\u00bb. Cos\u00ec la definisce Dion Fortune nel suo saggio \u00abAttraverso i cancelli della Morte\u00bb. \u00abIn essa &#8211; scrive l\u2019autrice &#8211; consiste la punizione suprema con cui la legge punisce chi viola le sue regole. Cos\u2019\u00e8 dunque che rende un processo naturale cos\u00ec terribile? \u00c8 forse la paura del dolore? No, non \u00e8 questo, perch\u00e9 la scienza dispone di sostanze in grado di alleviare le nostre sofferenze. La maggior parte dei moribondi \u00e8 serena nel momento del trapasso e solo pochi lo affrontano lottando. Cosa temiamo dunque nella morte perch\u00e9 essa sia per noi causa di dolore e paura? In primo luogo temiamo l\u2019Ignoto. Come seconda cosa paventiamo la separazione dalle persone che amiamo.\u00bb<\/p>\n<p>Se la nostra civilt\u00e0 considera ancora la morte come un tab\u00f9, nel passato, l\u2019approccio con essa era di tutt\u2019altra natura. A testimonianza di ci\u00f2, i testi che ci sono stati tramandati: il Libro dei morti egiziano e quello tibetano. Il primo precede di oltre tremila anni il Bardo Th\u00f6dol. (Bardo significa: \u00abpost morte\u00bb o \u00abstato intermedio dopo la morte\u00bb. Th\u00f6dol: \u00abliberazione mediante lo studio, ascolto, meditazione\u00bb.)<\/p>\n<p>\u00abFra i popoli dell\u2019antichit\u00e0 &#8211; scrive Gregorio Kolpaktchy &#8211; nessuno ha manifestato per il mistero della morte un interesse cos\u00ec appassionato e cos\u00ec esclusivo come il popolo egiziano. Assorto nella ricerca della soluzione di questo assillante quesito, fin dagli albori della sua civilizzazione, l\u2019antico Egitto organizz\u00f2 tutta la sua vita politica, sociale e religiosa in funzione di questo problema; possedendo una tradizione esoterica risalente ad epoca immemorabile e disponendo di numerosi e ben organizzati centri iniziatici, credette poter dominare la stessa morte\u00bb.<\/p>\n<p>Per l\u2019antico egizio la morte non era l\u2019ultima tappa, la fine del viaggio, ma bens\u00ec la continuazione dell\u2019essere intelligente. La teogonia egizia ha fatto della morte il tema stesso della vita. Il Libro tibetano dei morti ha origine dalle comunit\u00e0 buddiste grazie all\u2019esperienza di alcuni Lama che in maniera diversa dagli Yogi indiani, hanno saputo plasmare la loro mente portandola ad uno stato di coscienza atto a sfatare, cancellandole, tutte le illusioni del post morte. Questo testo prepara i vivi al dopo morte, razionalizzandone il concetto. I tibetani definiscono \u00abstati\u00bb di post morte anche altri momenti dell\u2019uomo: la concezione, il sogno, e lo stato di profonda meditazione. \u00abDimmi quali sono i tuoi pensieri e ti dir\u00f2 quali mostri, luci o tenebre vedrai e incontrerai nel post morte\u00bb. L\u2019anima, dopo il passaggio, ritrova la somma di tutti i pensieri espressi durante la vita. \u00abSecondo il Bardo Th\u00f6dol, &#8211; scrive Guglielmo Marino, autore del volume \u00abL\u2019uomo muore perch\u00e9 \u00e8 immortale\u00bb &#8211; ogni immagine che il defunto incontra nel suo post morte \u00e8 frutto di allucinazione della sua stessa mente, cio\u00e8 un inganno della propria mente. L\u2019allucinazione consiste nel fatto che il defunto, pur essendo gi\u00e0 morto, persiste a credersi ancora in vita, non riuscendo a rendersi conto del suo trapasso in un altra dimensione\u00bb. \u00abLa morte &#8211; sostengono i mistici &#8211; ha un valore psicologico: libera le forze oscure, negative e regressive, dematerializza e libera le forze ascensionali dello spirito. Se la Morte \u00e8 figlia della notte e sorella del sonno, possiede &#8211; come sua madre e suo fratello &#8211; il potere di rigenerare\u00bb<\/p>\n<p>Nell\u2019Antico Egitto era profondamente radicata la convinzione che l\u2019uomo, nascendo sulla Terra, moriva per il mondo dell\u2019Aldil\u00e0. Le potenzialit\u00e0 sovrumane di cui era dotato, subivano una specie di battuta d\u2019arresto. Per rigenerarsi era necessaria una nuova nascita, che poteva avvenire solo con la morte terrestre. Ci\u00f2 equivaleva alla rinascita dello spirito, al ringiovanimento dell\u2019Ego profondo. Il defunto diveniva allora un nuovo nato nella \u00abpiena Luce del Giorno\u00bb. Per l\u2019iniziato egiziano la morte fisica non era altro che la logica metamorfosi della coscienza. L\u2019anima varcava la soglia e iniziava il cammino dell\u2019evoluzione per penetrare nei Mondi dell\u2019Aldil\u00e0. Nel mito di Osiride gli egiziani vedevano il pegno di una vita eterna, aldil\u00e0 della morte. Credevano che l\u2019uomo sarebbe vissuto eternamente nell\u2019altro mondo se i suoi cari avessero fatto per il suo cadavere quello che gli d\u00e8i avevano fatto per il cadavere di Osiride.<\/p>\n<h2><b>Rito d\u2019iniziazione<\/b><\/h2>\n<p>Noi, seppur inconsciamente, facciamo le stesse cose, con analoghi intenti. Ricomponiamo i nostri morti. Celebriamo le esequie con un riguardo particolare, tenendo sempre ben presenti le abitudini, i gusti, le preferenze di coloro che ci hanno lasciati. Da qualche parte, anche se celata negli angoli pi\u00f9 profondi del nostro subcosciente, non c\u2019\u00e8 forse la speranza che tutto ci\u00f2 serva a facilitare \u00abil passaggio\u00bb, a favorire la \u00abmetamorfosi\u00bb di quel corpo che stiamo per seppellire o affidare alle fiamme? E non ci siamo mai domandati, in quelle circostanze, se \u00e8 mai possibile che tutto finisca li, sotto qualche metro di terra o in una manciata di cenere?<\/p>\n<p>Per poterci rigenerare, dobbiamo compiere il \u00abrito di iniziazione\u00bb. Con la morte ci si libera di tutto ci\u00f2 che \u00e8 terreno, comprese le pene e le preoccupazioni che la vita terrena comporta. Abbandonato questo stato di \u00abimperfezione\u00bb, s\u2019inizia un processo di rinnovamento, al quale possiamo accedere solo se iniziati. Dobbiamo permettere che la metamorfosi si compia. L\u2019iniziazione consiste nella accettazione della morte come \u00abrito di passaggio\u00bb. Dobbiamo abbandonare l\u2019involucro (vita profana) per accedere ad una dimensione totale di Luce; dobbiamo levarci la benda. Facciamo nostre le parole di Wirth: \u00abIl profano deve morire per rinascere alla vita superiore.\u00bb Nel suo racconto \u00abRivelazione magnetica\u00bb, E. A. Poe chiede al suo immaginario interlocutore, il signor Vankirk: \u00abl\u2019uomo potr\u00e0 mai ripudiare il corpo?\u00bb E Vankirk risponde: \u00abVi sono due corpi: quello rudimentale e quello completo, corrispondenti alle due condizioni del bruco e della farfalla. Ci\u00f2 che noi chiamiamo morte non \u00e8 che la dolorosa metamorfosi. La nostra incarnazione presente \u00e8 progressiva, preparatoria, temporanea. L\u2019incarnazione futura \u00e8 perfezionata, ultima, immortale. La vita ultima \u00e8 lo scopo supremo.\u00bb Questo passaggio tratto dai \u00abRacconti straordinari\u00bb dello scrittore statunitense, ci porta di riflesso al simbolismo della crisalide e della trasformazione. Ci torna quindi naturale accostarlo alla camera segreta, al gabinetto di riflessione, da dove s\u2019inizia la metamorfosi che dal buio ci porta alla Luce. La crisalide non \u00e8 solamente l\u2019involucro (il corpo) protettore, ma bens\u00ec uno stato transitorio fra due momenti del divenire. Essa comporta la rinunzia del passato (la materia) per la conquista di uno nuovo stato (lo spirito).<\/p>\n<h2><b>Simbologie<\/b><\/h2>\n<p>La Morte ha i suoi emissari: sono i simboli e i colori che la rappresentano. La falce, che appare nelle mani dello scheletro: strumento inesorabile che ci rende tutti uguali. La clessidra, che ci ricorda l\u2019inesorabile trascorrere del tempo e che soprattutto non \u00e8 eterno. Il colore nero, per noi occidentali segno inequivocabile di lutti e sciagure. Nella XIII lama questi simboli e colori assumono tutt\u2019altro aspetto e sono estremamente significativi, eloquenti: rappresentano la morte come passaggio obbligato per rinascere a nuova vita. In questo caso la morte va interpretata come \u00abiniziatica \u00bb. Essa falcia il paesaggio di una realt\u00e0 che \u00e8 solo apparente, falsata. La lama della falce \u00e8 rossa, il paesaggio \u00e8 tinto di nero. Quindi la falce come forza vitale, la vittima il nulla. L\u2019arcano XIII prepara alla vita reale. Il nero e il rosso. Il primo, capace di assorbire tutte le radiazioni, non restituisce la luce. Evoca il caos, il cielo notturno, le tenebre terrestri della notte, il male, la tristezza le angosce, le paure, l\u2019incoscienza, il nulla (realt\u00e0 solo apparente). Il rosso (la falce) \u00e8 il colore del fuoco e del sangue e da molte civilt\u00e0 e popoli \u00e8 stato considerato il principio della vita. La morte iniziatica come prefigurazione della morte fisica, dev\u2019essere intesa come rituale per accedere a una nuova vita. Citiamo San Paolo: (I Corinzi, Il corpo dei risorti 36, 37) \u00abNessun seme rivive se prima non muore. E il seme che metti in terra, quello di grano o di qualche altra pianta, \u00e8 soltanto un seme nudo, non la pianta che nascer\u00e0. Dio gli dar\u00e0 poi la forma che vuole, e a ogni seme corrisponder\u00e0 una pianta\u00bb. Prima della morte reale, grazie alla morte iniziatica che San Paolo ci invita costantemente a ripetere, l\u2019uomo costruisce il suo corpo glorioso penetrando &#8211; tramite la grazia e pur continuando a vivere nel mondo profano &#8211; nell\u2019eternit\u00e0. L\u2019immortalit\u00e0 non segue la morte, non appartiene alla condizione post mortem, bens\u00ec si costruisce ed \u00e8 il frutto della morte iniziatica. Ancora dalla prima lettera ai Corinzi (45, 46 e 50): \u00abCos\u00ec dice la Bibbia: il primo uomo \u00e8 stato fatto creatura vivente, ma l\u2019ultimo Adamo, Cristo, \u00e8 stato fatto Spirito che d\u00e0 vita. Ma non viene prima ci\u00f2 che \u00e8 spirituale, prima viene ci\u00f2 che \u00e8 materiale. Quel che \u00e8 spirituale viene dopo. Ecco, fratelli, quel che voglio dire: il nostro corpo fatto di carne e di sangue non pu\u00f2 far parte del regno di Dio, e quel che muore non pu\u00f2 partecipare all\u2019immortalit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Iconograficamente, la Morte, \u00e8 da sempre stata personificata da uno scheletro. In alchimia esso \u00e8 il simbolo del nero, della decomposizione. Ma colore e degenerazione della materia sono il principio della trasmutazione. In questo caso lo scheletro non rappresenta pi\u00f9 una morte statica, uno stato irreversibile, ma una morte che diventa strumento per una nuova vita. Una morte mistica, iniziatica che simbolizza la putrefazione della materia, passo obbligato per accedere alla rinascita. Quelle che vengono definite \u00abreligioni misteriche\u00bb, testimoniano di questa speranza, la rinascita. Ed infatti, i riti di iniziazione ai grandi misteri (El\u00e8usi, Cibele, Mitra) erano, senza dubbio, simbolo di resurrezione di un ritorno alla vita attesa dagli iniziati. \u00abLa Morte, cos\u00ec poetica perch\u00e9 mette capo alle cose immortali, cos\u00ec misteriosa a motivo del suo silenzio\u00bb (Collin de Plancy \u00abDizionario Infernale\u00bb).<\/p>\n<p>Nel vasto repertorio del simbolismo, non mancano di certo segni che ci inducono a considerare la Morte \u00abpoetica\u00bb e \u00abiniziatrice\u00bb di una nuova esistenza. La spirale, ad esempio, che ritroviamo riprodotta in tutte le culture, \u00e8 uno dei simboli indicanti il viaggio dell\u2019anima dopo la morte. In America, in Asia e Polinesia, le civilt\u00e0 primitive vedevano rappresentate nella spirale le varie fasi del viaggio che l\u2019anima del defunto doveva compiere verso la destinazione finale. I Germani la rappresentavano circondante l\u2019occhio di un cavallo attaccato al carro del Sole. Il significato non dovrebbe meravigliarci: la sorgente della Luce o se preferite &#8211; parafrasando E. A. Poe &#8211; \u00ablo scopo supremo\u00bb.<\/p>\n<h2><b>Speranza universale<\/b><\/h2>\n<p>Una costante, quella della Luce, che per noi Massoni dev\u2019essere motivo di profonda riflessione. Se \u00e8 vero che nella nostra simbologia la Luce ha un\u2019importanza essenziale, proprio perch\u00e9 la identifichiamo con lo spirito, con l\u2019intelletto, non dobbiamo dimenticarci che la Luce, per noi, significa anche rinascita, vita e salvezza.<\/p>\n<p>San Bonaventura (Bagnoregio Vt., 1274 Vescovo di Albano \u00abDott. Serafico\u00bb) definiva la Luce la \u00abforma sostanziale di ogni corpo\u00bb. E S. Giovanni: \u00abEgli era la vita e la vita era luce per gli uomini. Quella Luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l\u2019hanno vinta.\u00bb<\/p>\n<p>Un canto attribuito ad Amenofi IV, sposo di Nefertiti, recita cos\u00ec: \u00abLodiamo il Signore Uno, padre della cosa Una e amiamo l\u2019acqua che ci disseta e chiamiamo sorella la belva della notte, chiamiamo fratello il fuoco che distrugge e amica sorella Morte che ci riporta alla Luce del Signore padre della cosa Una.\u00bb<\/p>\n<p>Possiamo sopravvivere alla morte fisica? Questa \u00e8 la domanda che probabilmente assilla l\u2019uomo da sempre, fin dalla preistoria. Da quanto lasciano supporre i riti di quelle popolazioni primitive, possiamo dedurre che la vita dopo la morte doveva essere interpretata come una continuazione della vita terrena. Con le forme primitive di religione sono comparse le divinit\u00e0 dei morti \u00abi guardiani dell\u2019Aldil\u00e0\u00bb, ai quali era necessario versare un tributo, affinch\u00e9 il passaggio si svolgesse senza tribolazioni, sempre che il trapassato si dimostrasse meritevole di tanto riguardo. Ci troviamo evidentemente di fronte ad una prova di giudizio prima di affrontare un\u2019altra esistenza. E in questo caso i confronti con altre civilt\u00e0, con altre religioni si sprecano: come non constatare l\u2019universalit\u00e0 di questa speranza di \u00abrinascita\u00bb, indipendentemente dal nostro credo, dalla nostra religione? Questa speranza si \u00e8 sempre manifestata nella maggioranza degli esseri umani. La specie umana \u00e8 portata a credere in un possibile aldil\u00e0, dando per scontato che alcuni aspetti della personalit\u00e0 sopravvivano alla morte del corpo. In Oriente vige la convinzione che il nocciolo della personalit\u00e0 sopravviva alla morte del corpo, per poi ritornare su questo mondo. Entrando in un altro corpo, il nucleo da vita ad un processo di rinascita, di reincarnazione; musulmani e cristiani credono a forme diverse di esistenza extraterrena.<\/p>\n<h2><b>L\u2019immortalit\u00e0<\/b><\/h2>\n<p>Contrariamente agli spiritualisti, i seguaci della filosofia materialistica negano che un qualunque aspetto della coscienza personale possa sopravvivere alla morte fisica. La loro tesi si basa sulla teoria che la mente sia soltanto una sorta di ombra dell\u2019attivit\u00e0 cerebrale. Secondo loro ogni attivit\u00e0 mentale cesserebbe quando il cervello smette di esercitare la sua funzione. Ma quale cervello? Quello fisico-formale o quello eterico?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un dialogo, tratto dalla teoria platonica dell\u2019immortalit\u00e0, in cui vengono descritti gli ultimi istanti della vita di Socrate. \u00abIn questo dialogo scaturisce l\u2019ideale platonico di un uomo &#8211; scrive Russel &#8211; che \u00e8 insieme saggio e buono al pi\u00f9 alto grado, e che non ha alcuna paura della morte.\u00bb L\u2019imperturbabilit\u00e0 di Socrate negli ultimi momenti della sua vita \u00e8 indubbiamente legata alla sua fede nell\u2019immortalit\u00e0. E a proposito degli impedimenti del corpo, e delle conseguenze che a volte ne derivano, Socrate afferma: \u00abChe cos\u2019\u00e8 la purificazione se non il separare l\u2019anima dal corpo?\u00bb<\/p>\n<p>Se l\u2019uomo vivesse in simbiosi con la natura, se osservasse i miracoli quotidiani che essa sa produrre e se soprattutto si sentisse parte integrante di questo processo, i suoi dubbi sulla possibilit\u00e0 di una \u00abrinascita\u00bb aldil\u00e0 della morte fisica, potrebbero essere fugati.<\/p>\n<p>Il seme che muore e si moltiplica, il suo simbolismo che prevarica i ritmi stessi della vegetazione, non sono forse un esempio dell\u2019alternarsi dei ritmi di vita e di morte? I riti di iniziazione non hanno forse lo scopo di liberare l\u2019anima da questa alternanza e di fissarla nella luce? Sofocle chiama tre volte beati coloro che in El\u00e8usi hanno raggiunto e contemplato il t\u00e9los: \u00abSoltanto per loro &#8211; afferma &#8211; c\u2019\u00e8 vita nella morte.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019uomo muore perch\u00e9 \u00e8 immortale (G. 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