{"id":1745,"date":"2005-04-16T10:03:15","date_gmt":"2005-04-16T08:03:15","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1745"},"modified":"2017-10-16T15:21:18","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:18","slug":"limpegno-massonico-contro-la-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/limpegno-massonico-contro-la-violenza\/","title":{"rendered":"L\u2019impegno massonico contro la violenza"},"content":{"rendered":"<h2>Occorre libert\u00e0, tolleranza e solidariet\u00e0<\/h2>\n<p><b>Ho scelto la violenza, rispettivamente la non violenza, come argomento di questo testo, in quanto da un lato \u00e8 di grandissima attualit\u00e0 e dall\u2019altro, nei testi massonici classici, la violenza \u00e8 trattata con minor frequenza rispetto ad altri temi. Non ho comunque la pretesa di essere esauriente.<\/b><\/p>\n<p><i>G. V., membro della Loggia \u00abBrenno Bertoni\u00bb di Lugano (Revista massonica svizzera aprile 2005)<\/i><\/p>\n<p>La violenza \u00e8 il concetto che mi ha colpito maggiormente nel Rituale di 2\u00b0 grado. Ho sfogliato qua e l\u00e0 alcuni scritti come: \u00abSulla violenza\u00bb di Hannah Arendt, \u00abPrincipi ed elementi della non violenza\u00bb di Raffaele Barbiere, testo che si allaccia alla teoria della non violenza del Mahatma Gandhi e infine \u00abLa violenza simbolica\u00bb di Pierrre Bourdieu. Mi sono reso conto che il soggetto scelto non era poi cos\u00ec semplice da elaborare.Tuttavia cercher\u00f2 di esprimere il mio pensiero in proposito qui di seguito. Nella tenuta solenne di 2\u00b0 grado, poco dopo l\u2019ingresso in Tempio, all\u2019Apprendista viene presentato il pugnale con le seguenti parole del 1\u00b0 Sorvegliante: \u00abEcco il primo pericolo, il ferro forgiato a strumento di morte. Rinunciare alla violenza \u00e8 uno dei doveri del Libero Muratore\u00bb. Ed il V.M.i.C. aggiunge questa domanda: \u00abSaprai rinunciare alla violenza, sia fisica che morale, Fratello Apprendista?\u00bb Se la risposta \u00e8 affermativa il V.M.i.C. dice: \u00abRinunciando alla violenza, hai compiuto un atto di fede nella comprensione tra gli uomini di buona volont\u00e0\u00bb. Il fatto che il primo simbolo del Rituale, nuovo per l\u2019Apprendista, sia il pugnale, \u00e8 la conferma che la violenza merita un\u2019attenzione particolare nel nostro ambito, nonostante, come ho gi\u00e0 detto, negli scritti massonici non se ne parli a sufficienza. Potrebbe sembrare una mancanza non da poco, a meno che si consideri il nostro rifiuto della violenza come un assioma. Riprendiamo l\u2019affermazione del V.M.i.C.: rinunciando alla violenza si compie un atto di fede tra uomini di buona volont\u00e0. La cosa sembra evidente &#8211; a condizione che gli uomini siano effettivamente di buona volont\u00e0.<\/p>\n<h2>Libert\u00e0, tolleranza, altruismo<\/h2>\n<p>Qui sorgono due domande:<\/p>\n<ol>\n<li>Chi \u00e8 uomo di buona volont\u00e0 e qual \u00e8 il criterio?<\/li>\n<li>Si pu\u00f2 avere fede nell\u2019altro, sconosciuto e indicatoci come nemico?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Cerchiamo di rispondere. Azzardiamo un tentativo di definizione: \u00e9 uomo di buona volont\u00e0 colui la cui mente \u00e8 scevra di pregiudizi, capace di mettersi nei panni della sua controparte, prediligendo quindi il dialogo come via maestra nei rapporti con i suoi simili. In altre parole, possiamo dire che il criterio principale consista in una buona dose di altruismo; tuttavia non vi pu\u00f2 essere un autentico altruismo se non si \u00e9 allenati prima alla tolleranza, e, soprattutto, se si \u00e8 privi di libert\u00e0: \u00e8 difficile chiedere ad uno schiavo o ad un oppresso di essere altruista. Ecco che la libert\u00e0, la tolleranza e l\u2019altruismo, concetti a noi ben noti, si rivelano non solo astrazioni o termini solenni, ma premesse estremamente pragmatiche a cui ispirasi quotidianamente.<\/p>\n<p>In quanto alla domanda se si possa avere fede nell\u2019altro, nel nemico\u2026, anche qui valgono gli stessi criteri. Ossia, solo l\u2019uomo libero da preconcetti, prima di bollare l\u2019altro, lo sconosciuto come nemico, fa un ulteriore ragionamento: l\u2019altro \u00e8 veramente il nemico o questa qualifica \u00e8 il risultato di una mia piega mentale? L\u2019aver fede in questo contesto significa appunto credere nella possibilit\u00e0 che anche l\u2019altro possa ragionare in modo analogo, dandogli almeno una chance per dimostrarlo. Avremmo sicuramente meno conflitti nel mondo se tutti coloro che detengono il potere adottassero una simile procedura mentale prima di agire.<\/p>\n<p>Il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, definisce la violenza nel modo seguente: \u00abAzione volontaria esercitata da un soggetto su un altro in modo da determinarlo ad agire contro la sua volont\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Secondo Pierre Bourdieu, sociologo francese (1930-2002), esiste una \u00abviolenza simbolica\u00bb che egli definisce con queste parole : \u00abVi \u00e8 una violenza simbolica quando si impongono le strutture mentali attraverso cui il soggetto percepisce il mondo sociale e intellettuale.\u00bb Questa violenza dolce, come la definisce Bourdieu, inizia ad essere perpetrata dal sistema scolastico. Quindi anche la cultura, le abitudini sociali, le religioni e tanti altri fattori possono assumere un effetto di condizionamento. \u00c8 ovvio che ai nostri tempi anche i mezzi di comunicazione concorrono a manipolare ulteriormente queste strutture mentali.<\/p>\n<p>Come tutti sappiamo (e lo dice anche il Rituale di 2\u00b0 grado), non esiste solo la violenza fisica, ma esistono anche delle forme di violenza subdole, e la violenza simbolica di Bourdieu ne \u00e8 una (ovviamente la parola simbolica non riveste lo stesso significato in rapporto a quanto \u00e8 simbolico in termini massonici). E proprio questo tipo di violenza invisibile alla quale si riferisce il Fratello E. G. Lessing quando dice: \u00abCi\u00f2 che chiamano violenza \u00e8 nulla; la seduzione (intesa come condizionamento mentale) \u00e8 la vera violenza.\u00bb<\/p>\n<p>Il criterio principale rimane quindi il fatto di obbligare l\u2019individuo, direttamente o indirettamente, a fare o non fare qualcosa che sia contrario alla sua volont\u00e0.<\/p>\n<h2>La rinuncia totale \u00e8 possibile?<\/h2>\n<p>Le strutture sociali odierne delle nostre latitudini derivano fondamentalmente da un rapporto di forza iniquo, generato dalla violenza e sfociato nel dominio degli uni sugli altri. Lo insegna abbondantemente la storia. Ma anche l\u2019abuso della propria posizione gerarchica, di subordinazione professionale, politica, economica ecc., costituisce in ogni tempo una forma di dominio, espressione appunto della violenza simbolica di cui parla Bourdieu. A lungo andare colui che \u00e8 in posizione d\u2019inferiorit\u00e0 o di dipendenza, il dominato, interiorizza i simboli di superiore\/inferiore che interferiscono sulla sua struttura mentale. Cos\u00ec facendo il dominante non crea delle norme che definiscono il dominato e il dominante, ma agisce sui simboli della percezione facendo sembrare naturale lo stato di inferiorit\u00e0. Questo \u00e8 ci\u00f2 che intende Bourdieu quando parla di violenza simbolica. Il dominato si assuefa alla situazione, accettando la propria posizione. Ad esempio, all\u2019inizio della tratta dei negri, gli schiavi stessi si ritenevano inferiori, ma anche le donne nei confronti degli uomini, come quelle afgane che non hanno mai messo in discussione il burka, o le classi sociali esistenti ancora oggi in certi paesi, come, ad esempio, i Dalit indiani che nemmeno sognano di cambiare casta. Non ho potuto astenermi dal pormi questa domanda: pu\u00f2 l\u2019uomo rinunciare in termini assoluti alla violenza? La questione non \u00e9 di soluzione facile. Ci sono stati apostoli della assoluta non violenza come Gandhi, ma ci sono stati anche idee giuste che furono applicate non senza violenza, come l\u2019ottenimento dell\u2019indipendenza e della democrazia da parte di diversi popoli. In altri termini stiamo rievocando la vecchia questione della giusta causa di cui fa parte anche la legittima difesa che a volte \u00e8 ritenuta da confini labili. Ritengo sia gi\u00e0 sufficientemente difficile essere immuni dalla violenza nella vita di tutti giorni, a cominciare dalla propria famiglia e dall\u2019ambiente di lavoro. Allargando il discorso, si potrebbe pensare che un\u2019equa distribuzione delle risorse e della ricchezza potrebbe diminuire la violenza nel mondo. Tuttavia ci\u00f2 mi sembra assai utopico data la complessit\u00e0 della natura dell\u2019essere umano. Semmai, una tale giustizia economico-politica, auspicabile da tutte le persone dotate di buon senso e, non da ultimo, da noi Massoni, contribuirebbe parzialmente a rendere gli uomini pi\u00f9 pacifici nel senso primordiale del termine.<\/p>\n<h2>Principi massonici<\/h2>\n<p>Per noi, Liberi Muratori, con l\u2019applicazione dei principi massonici e utilizzando i nostri arnesi in modo corretto e coerente, \u00e8 sicuramente possibile contribuire alla non violenza. Ricordiamo per esempio la cazzuola, simbolo dell\u2019unione, dell\u2019armonia e della pace tra noi Fratelli, anche simbolo di comportamento opposto alla violenza, estensibile all\u2019intero mondo profano. Inoltre non possiamo non riconoscere ai nostri predecessori il merito di aver istituito gi\u00e0 nel 1\u00b0 Grado la posizione della mano destra in modo tale da impedire il bollore delle passioni. Questa \u00e8 la dimostrazione che essi avevano capito prima delle grandi teorie evoluzionistiche che l\u2019uomo, agli albori della civilt\u00e0 era un cacciatore con una certa dose di violenza innata, cosa che nel mondo di oggi si potrebbe considerare un\u2019espressione del DNA.<\/p>\n<p>Cari Fratelli, volutamente non mi allaccio all\u2019attualit\u00e0; non prendo posizione su una questione politica. Tuttavia non si pu\u00f2 non affermare che la guerra implichi violenza. Eppure sappiamo che l\u2019opinione pubblica \u00e8 divisa: coloro che sono a favore la considerano una sorta di legittima difesa contro un\u2019aggressione, sia essa presente, imminente o solo potenziale. Conosciamo anche l\u2019opinione opposta che ritiene che nessun caso giustifichi il ricorso alla forza, alla violenza. Senza pronunciarmi ulteriormente sull\u2019argomento, propongo uno switch mentale, basandomi su un\u2019analogia, riportando il ragionamento sul piano di stato\/individuo: l\u2019esercizio del potere giudiziario, con la conseguente esecuzione della pena, nasce da un diritto assoluto? Oppure, tenuto conto della fallibilit\u00e0 umana (per esempio di un possibile errore giudiziario), si pu\u00f2 sostenere che questo diritto non sia assoluto? Se cos\u00ec \u00e8, l\u2019applicazione della sanzione costituirebbe una vera e propria violenza. Non ho bisogno di ricordare quanto inchiostro sia stato versato dai fautori di una o dell\u2019altra posizione (la gamma va dall\u2019anarchismo fino ai sostenitori dell\u2019estremo ordine di tipo orwelliano). Prima di concludere farei una breve riflessione sul rapporto tra individui. Ho gi\u00e0 fatto poc\u2019anzi un accenno alla vita quotidiana riferendomi alla famiglia e ad altri rapporti interpersonali. Qui facciamo un\u2019eccezione e partiamo dall\u2019ipotesi che le azioni siano sempre fatte a fin di bene, ma con qualche effetto dannoso. Dovremmo avere la coscienza tranquilla, dato che questi comportamenti per definizione non costituiscono violenza, data l\u2019assenza dell\u2019elemento volont\u00e0 nell\u2019esercitarli. Ebbene, io non mi sentirei con la coscienza a posto se un danno fosse stato causato da una mia azione. A prescindere da definizioni logiche o qualifiche giuridiche, io, Massone, devo pormi un\u2019ulteriore domanda prima di agire: \u00e8 eticamente accettabile quanto sto compiendo? Anzi, esorto me stesso e tutti noi, a soppesare bene i nostri comportamenti quotidiani verso i nostri familiari, conoscenti, amici e &#8211; perch\u00e9 no &#8211; Fratelli, poich\u00e9 il danno, quantunque involontario, potrebbe rivelarsi troppo grande, minando le basi rispettivamente della famiglia, della societ\u00e0 o della Loggia della quale facciamo parte. E, una volta resici conto, a posteriori, il rimorso di aver rovinato un rapporto o causato un torto al prossimo potrebbe essere forte e duraturo. Molti dei nostri momenti tristi odierni hanno la loro radice nella famiglia, nelle nostre amicizie, nei nostri rapporti precedenti con altri, inclusi quelli con i nostri Fratelli di Loggia (quest\u2019ultima considerazione meriterebbe una tavola per conto suo).<\/p>\n<p>Mi rendo conto della difficolt\u00e0 di riconoscere in ogni circostanza qual \u00e8 il comportamento giusto. D\u2019altronde anche nelle considerazioni precedenti (violenza nei rapporti tra stati, tra stato e individuo ecc.) abbiamo costatato che molte situazioni presentano aspetti opinabili con possibili conclusioni molto divergenti. Che fare? Non posso che rispondere da Libero Muratore a Liberi Muratori: occorre ricorrere allo scalpello discernendo sempre di pi\u00f9, ed appellarci sempre ad una delle tre piccole luci, cio\u00e8 alla SAGGEZZA, nella speranza che essa ci possa illuminare a sufficienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorre libert\u00e0, tolleranza e solidariet\u00e0 Ho scelto la violenza, rispettivamente la non violenza, come argomento di questo testo, in quanto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1745","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1745","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1745"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1745\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1746,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1745\/revisions\/1746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1745"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}