{"id":1754,"date":"2005-10-16T10:08:45","date_gmt":"2005-10-16T08:08:45","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1754"},"modified":"2017-10-16T15:21:17","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:17","slug":"giovanni-pascoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/giovanni-pascoli\/","title":{"rendered":"Giovanni Pascoli"},"content":{"rendered":"<h2>150 anni fa nasceva il grande poeta, scrittore e Massone italiano<\/h2>\n<p><b>Ha ragione da vendere El\u00e9mire Zolla, quando afferma: \u00abLa nostra migliore letteratura, quella laica, \u00e8 sotterranea e segreta, perch\u00e9, a differenza degli inglesi e dei tedeschi, ha dovuto sottrarsi alla censura dell\u2019ala meno illuminata ed elitaria della cultura cattolica.\u00bb<\/b><\/p>\n<p><i>M. N., membro del GOI (Revista massonica svizzera ottobre 2005)<\/i><\/p>\n<p>Vi \u00e8 dunque un\u2019aurea catena ininterrotta della trasmissione della Tradizione, una lign\u00e9e esoterica, gnostica, isiaca e neopagana, nel senso pi\u00f9 spirituale, al centro della nostra letteratura. Uno degli anelli di questa catena, senza dubbio, \u00e8 stato Giovanni Pascoli, pi\u00f9 noto al grosso pubblico per la sua poesia che per la sua conservazione di questa sapienza antica che riformul\u00f2 con ampia erudizione in densi testi che corrono il serio rischio di svanire alla memoria.<\/p>\n<p>Secondo lo storico Aldo Mola, Giovannino fu iniziato il 23 settembre 1882 alla Loggia \u00abRizzoli\u00bb di Bologna, all\u2019et\u00e0 di ventisette anni, poco prima di partire per raggiungere la sua prima cattedra d\u2019insegnamento liceale a Matera. Era lo stesso anno in cui s\u2019era laureato, con una tesi di letteratura greca sul poeta Alceo. Lo stesso Mola lamenta come la sua appartenenza alla Massoneria sia sistematicamente ignorata da biografi e critici e come, per contro, la sua adesione all\u2019istituzione massonica sia fondamentale per comprendere la sua poetica, ed io aggiungo, come vedremo, anche per cogliere la sua fondamentale interpretazione dantesca.<\/p>\n<h2>L\u2019ostilit\u00e0 della Chiesa<\/h2>\n<p>Moriva a Bologna il 6 aprile 1912, Giovanni Pascoli, legato com\u2019\u00e8 noto alla Lucchesia. Si era allora in un duro periodo di confronto elettorale. La notizia che la sua salma sarebbe stata tumulata a Barga presso Castelvecchio, transitando per Lucca, mobilit\u00f2 le associazioni della \u00abDante Alighieri\u00bb e \u00abIl Libero Pensiero\u00bb, &#8211; sodalizi entrambi fondati e guidati da Massoni &#8211; come i partiti dell\u2019allora sinistra, tutti intenzionati a renderle onore.Anche la Massoneria lucchese manifestava formalmente l\u2019intenzione di salutare il passaggio all\u2019\u00abOriente Eterno\u00bb di Pascoli. Apparve il 9 aprile un manifesto che riportava la firma del dottor Argenti, commissario prefettizio del Comune di Lucca, che invitava la cittadinanza a rispettare la volont\u00e0 dei familiari che avevano richiesto l\u2019astensione da ogni manifestazione esteriore. In gran parte della popolazione tali disposizioni provocarono stupore, poi indignazione, allorch\u00e9 si seppe che il commissario prefettizio, da giorni a Bologna per seguire le vicende del funerale, non aveva mai autorizzato tale manifesto. Si apprese, inoltre, che Mari\u00f9, la sorella del Pascoli, era rimasta amareggiata poich\u00e9 nessuno della famiglia aveva mai avanzato una tale richiesta. Ad onta del tentativo di rendere silente il passaggio da Lucca della salma di Pascoli, il 9 aprile alcune migliaia di persone accorsero lo stesso alla stazione, dove i cancelli erano stati chiusi e gli accessi presidiati dalle forze dell\u2019ordine. Secondo un rapporto della Prefettura, i servizi di sicurezza \u00abfurono travolti dall\u2019orda della moltitudine col\u00e0 accorsa\u00bb e sarebbe stato impossibile impedire, senza spargimento di sangue, l\u2019invasione della stazione. Infuriava il vento e l\u2019acqua, ogni casa era vestita a lutto &#8211; riportano le cronache &#8211; ma il corteo, per volont\u00e0 della sorella Mari\u00f9, prosegu\u00ec senza soste al lume di fiaccole e torce a vento, fino al cimitero di Barga, dove il feretro giungeva a notte inoltrata. La stampa nazionale dava ampio risalto alla scomparsa del poeta e i fogli democratici accusavano di servilismo le autorit\u00e0 lucchesi, imputando al prefetto di aver emanato l\u2019ordine di boicottaggio per favorire il partito clericale nella campagna elettorale in corso. Nonostante ci\u00f2, si scriveva, l\u2019immensa folla riusc\u00ec a compiere una dimostrazione di affetto che, senza la partecipazione delle autorit\u00e0 e con tutte le ingiustificate ostilit\u00e0 frapposte, era riuscita ancor pi\u00f9 solenne. Il giornale cattolico \u00abL\u2019Avvenire d\u2019Italia\u00bb, invece, parlava di sceneggiata e di dimostrazione settaria voluta a Lucca dalla Loggia \u00abBurlamacchi\u00bb e dall\u2019Associazione del \u00abLibero Pensiero\u00bb. Poi bollava con parole di fuoco \u00abl\u2019opera triste compiuta con infinite arti dalle sette massoniche, per ottenebrare (&#8230;) la purissima ed incantevole idealit\u00e0 cristiana\u00bb del poeta. Anche alcuni giornali dell\u2019epoca avvaloravano l\u2019appartenenza libero-muratoria dell\u2019autore di Myricae, scrivendo esplicitamente nei loro necrologi, di \u00abPascoli Massone\u00bb. Va detto a onor del vero che la sorella Mari\u00f9 sempre respinse con fastidio le voci dell\u2019iniziazione muratoria del fratello, da lei giudicate insinuazioni malvagie, anche temendo che portassero a ritenere che la cattedra universitaria del Pascoli e la sua fama letteraria non fossero dovute a meriti propri. Risiede, in larga parte, in questa volont\u00e0 della sorella Mari\u00f9, esecutrice testamentaria dell\u2019opera letteraria di Pascoli, uno dei motivi per cui quasi mai brilla, nella critica letteraria dell\u2019opera di Pascoli, la luce sulla sua appartenenza massonica e l\u2019influenza di quella cultura iniziatico-esoterica, comune del resto anche a Carducci, D\u2019Annunzio e diversi altri letterati dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<h2>Sostegno laico-liberale<\/h2>\n<p>Oltre all\u2019assenza di questa indelebile impronta della sola istituzione che, secondo Mircea Eliade, ha conservato nel mondo moderno occidentale caratteristiche sacro-iniziatiche e che non pu\u00f2 non aver conferito una fonte di sapienza cui il poeta di San Mauro si abbever\u00f2, la critica letteraria su Pascoli si \u00e8 ampiamente lasciata influenzare da pregiudizi di natura politico- filosofico-religiosa piuttosto che lasciarsi guidare dal giudizio estetico e ha guardato pi\u00f9 al \u00abcontenuto\u00bb che alla resa poetica dell\u2019ispirazione. L\u2019opera del Pascoli \u00e8 stata cos\u00ec soggetta a molte incomprensioni. Fra i critici di area liberale, quelli di \u00absinistra\u00bb gli furono favorevoli, apprezzando il suo socialismo umanitario ed il suo scetticismo teologico, mentre quelli di \u00abdestra\u00bb gli furono contrari per lo stesso motivo, perch\u00e9 non apprezzarono quel suo persistere \u00abnel solco di un socialismo sia pure pacifista ed idillico\u00bb; fra i critici di area cattolica, generalmente ostili al Pascoli, non mancarono dei convinti sostenitori della sua arte, i quali riconobbero al poeta romagnolo una certa \u00abansia tutta cristiana e francescana del suo filantropismo\u00bb. Per contro, i critici di area marxista si vendicarono della defezione del Pascoli dal socialismo militante (avvenuta dopo l\u2019esperien za del carcere), giudicando l\u2019uomo un \u00abconservatore egoista\u00bb e il poeta uno che attinge la propria ispirazione, \u00abrefrattaria ai cimenti della nuova idea\u00bb. Non intendiamo qui addentrarci in un\u2019analisi politica di un\u2019epoca pur ormai lontana, ma di un\u2019epoca post-risorgimentale in cui la Massoneria aveva comunque un suo ruolo politico-sociale. Si vuole semplicemente sottolineare il fatto che, dopo la sua prima adesione negli anni giovanili a quell\u2019Internazionale anarchico-socialistica che fu una frangia della Massoneria, rappresentata da Bakunin e Andrea Costa, fino alla sua partecipazione a manifestazioni antigovernative e al tentativo insurrezionale nel 1879, che condusse al suo arresto, e quindi all\u2019esperienza traumatica del carcere per alcuni mesi e alla successiva piena assoluzione; tutto ci\u00f2 determin\u00f2 il distacco di Pascoli da una politica militante di parte. Da allora, non si pu\u00f2 non rilevare che, dalla sua successiva adesione alla Massoneria, tre anni dopo, fino a tutta la sua vita, il Pascoli etico e diffusore di un messaggio sociale, ma anche il poeta, cio\u00e8 l\u2019uomo intero, rest\u00f2 sempre fedele nel propugnare il principio di fratellanza, che non \u00e8 solo il centro del noto Trinomio massonico (innovazione del 1848), ma anche il caposaldo dei Landmarks massonici. Pascoli, come, allo stesso modo, il massone De Amicis, fu sempre fedele a un ideale di socialismo umanitario, che ripudiava da un lato il dogma della \u00abgelida\u00bb dottrina marxista della lotta di classe e da un lato accoglieva il pi\u00f9 puro principio cristiano, quello delle origini, della mansuetudine evangelica e dell\u2019esoterismo francescano, quello, in altre parole, della fraternit\u00e0 fra gli uomini, quel costante appello alla bont\u00e0, all\u2019amore, alla solidariet\u00e0 e alla pace. Va anche detto, per inciso, che le dispute seguite ai funerali di Pascoli erano, comunque, le ultime schermaglie di una battaglia per laicizzare la societ\u00e0 italiana che si stava spegnendo, e che avrebbe lasciato irrisolta una delle questioni fondamentali della storia dell\u2019Italia liberale.<\/p>\n<h2>Poeta, filosofo, Massone<\/h2>\n<p>Con la morte di Pascoli si chiudeva un ciclo, e le aspettative di modernizzazione del mondo laico erano frustrate dall\u2019esito delle elezioni politiche del mese di ottobre, dove in quasi tutti i collegi avevano la meglio i candidati conservatori. Poi il Fascismo, con la chiusura delle Logge massoniche, il dopoguerra segnato dalla guerra fredda e dalla paura del \u00abpericolo rosso\u00bb, che portava al ricovero sotto lo scudo crociato, toglievano l\u2019adeguato supporto politico alla cultura laica e al pensiero massonico, solo in parte rimaterializzatisi con le conquiste dei diritti civili degli anni Settanta.<\/p>\n<p>Sia l\u2019Arte muratoria che quella del linguaggio si reggono sull\u2019energia della parola elaborata ed evocatrice. Fu proprio un grande letterato Massone, Goethe, a proporre nel suo \u00abFaust\u00bb la cosciente riconciliazione tra Parola (matrice delle lettere) ed Azione (ovvero lavoro), attraverso la mediazione di Pensiero ed Energia. Per queste ragioni non pu\u00f2 certo stupire il fatto che, laddove parola e lavoro assumono un corpo unico, ovvero l\u2019arte letteraria, la presenza dei Massoni sia sempre stata e continui ad essere nutrita. E questo \u00e8, e non pu\u00f2 essere altrimenti, il caso di Pascoli. Sar\u00f2 estremamente sintetico nell\u2019indicare quest\u2019identit\u00e0 tra il Pascoli poeta e il Pascoli Massone ed esoterista, fatta l\u2019identit\u00e0 in Pascoli come diffusore del pensiero massonico, poeta civile, vate dei destini dell\u2019Italia e celebratore della sua gloria che gareggia col suo maestro, l\u2019altro Massone Carducci, e con l\u2019amico-nemico D\u2019Annunzio, con le Odi e inni, i Poemi del Risorgimento e le Canzoni di Re Enzio.<\/p>\n<p>Un primo spunto di riflessione \u00e8 certamente quell\u2019ideale di Eden, di paradiso terrestre perduto, di sogno della palingenesi pitagorica, rappresentato dalla vita nel mondo della campagna, quell\u2019idillio georgico di Virgilio &#8211; altra grande figura esoterica &#8211; che rappresenta da un lato quella ricerca ciclica dell\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro e dall\u2019altro una nitida anticipazione delle migliori istanze ecologiste e no global verso una vita pi\u00f9 a misura d\u2019uomo di taluni orrori e aspetti detestabili della vita cittadina e della globalizzazione economica con i suoi amari squilibri. Ovvero la ricerca di quell\u2019armonia sociale e cosmica che si potrebbe raggiungere se non vivessimo del superfluo e sotto il dominio del gu\u00e9noniano \u00abregno della quantit\u00e0\u00bb. Nella vita legata alla terra, nel ciclico succedersi delle stagioni, Pascoli vede il deposito di quei valori tradizionali autentici come solidariet\u00e0, bont\u00e0, purezza morale, semplicit\u00e0, saggezza, contrapposti alla realt\u00e0 contemporanea. Anche i temi astrali, di quelle stelle che decorano il soffitto del Tempio massonico, spesso si allineano nei suoi componimenti. Al contrario, annotava Pascoli in pagine di lucida profezia in \u00abUna sagra\u00bb, discorso del 1900: \u00abI pi\u00f9 forti ingoiano i pi\u00f9 deboli\u2026 verr\u00e0 tempo in cui si potr\u00e0 dinotare per nome l\u2019unico possessore di tutto il mondo: un tiranno al cui servizio sia un genere umano di schiavi&#8230; Il genere umano precipita verso l\u2019abisso della monarchia unica e del possessore unico. Si presenta ai nostri occhi l\u2019orribile galera terracquea in cui gli uomini lavoreranno meccanicamente&#8230; ubbidendo al cenno invisibile del solo despota che impera nell\u2019unica Babilonia.\u00bb<\/p>\n<p>Ancora il costante rapporto con la morte, l\u2019ignoto e il mistero, l\u2019inconoscibile verso cui l\u2019anima si protende ansiosa, tesa com\u2019\u00e8 a captare i messaggi enigmatici che provengono dal mondo, non traducibili in alcun sistema codificato dalla scienza, ma che necessita anche degli strumenti non razionali dell\u2019intuizione.<\/p>\n<p>Occorre rilevare che la stessa prova del dolore e della sofferenza cui fu sottoposto Pascoli nella prima giovent\u00f9, per l\u2019omicidio del padre, deve aver assunto, al termine del percorso iniziatico di Pascoli, forti connotazioni hiramitiche, ovvero quella \u00abnuova disposizione interiore\u00bb. E, in ogni caso, senza accennare oltre, non si potr\u00e0 non segnalare quel dato comune di come il dolore e la morte siano una dimensione trascendente di purificazione ed elevazione, modello esemplare di un ispirato messaggio etico e metafisico destinato all\u2019umanit\u00e0 intera.<\/p>\n<h2>Cosmico tra antico e moderno<\/h2>\n<p>Infine accenneremo al suo amore, per molti aspetti, del passato classico, di quel mondo greco-latino che fu una costante della sua poetica e delle sue traduzioni, veduto nella sua ansia di totalit\u00e0, come conoscenza delle ultime cose, dell\u2019ignoto e del mistero, di quegli arcani indicibili, \u00abforze incognite incessanti\u00bb.<\/p>\n<p>E, infatti, nondimeno, si dovr\u00e0, nella sua poesia, richiamare l\u2019attenzione, additandola a chi solo sappia coglierne appieno il significato e il senso, verso \u00abquella perenne auscultazione del mistero che \u00e8 al di l\u00e0 delle cose pi\u00f9 usuali \u00bb che, anche nelle \u00abpiccole cose\u00bb, negli oggetti pi\u00f9 comuni, sa rendere la presenza di un\u2019altra dimensione, carica di significati simbolici. \u00c8 certamente in ci\u00f2 che sta la grandezza del poeta \u00abfanciullino\u00bb, nella sua capacit\u00e0 di scoprire aspetti inediti del reale. E soprattutto quel suo modo nuovo di vederlo e rappresentarlo. E ci\u00f2 anche dal punto di vista stilistico. Cos\u00ec come tra gli oggetti del mondo reale non v\u2019\u00e8 superiorit\u00e0, ma anche il pi\u00f9 umile ha legittimit\u00e0 di significato e di significante, anche tra le parole avviene lo stesso processo di libert\u00e0. Non c\u2019\u00e8 lotta di classe nell\u2019ambito semantico. Accanto a parole dotte, auliche, preziose, antiquarie, trovano posto, come eguali, termini gergali attinti dalla civilt\u00e0 contadina, assieme ai termini del parlare comune si affratellano parole provenienti da lingue straniere, accanto a formule tratte dall\u2019antica poesia classica siedono precisi termini della moderna botanica e ornitologia. Per non parlare poi delle onomatopee, del fonosimbolismo, del linguaggio analogico, delle metafore e delle sinestesie &#8211; per cui le forme si trasmutano continuamente le une nelle altre &#8211; tutti elementi che sono cifre caratteristiche della poetica pascoliana. E che, non a torto, lo fanno, per la critica contemporanea, appartenere pi\u00f9 che alla corrente cosiddetta \u00abdecadentista \u00bb, a quella &#8211; insisto, a buon diritto &#8211; \u00absimbolista\u00bb. Infatti come il simbolo &#8211; secondo la corretta definizione di Plutarco &#8211; non dice, ma allude, suggerisce, cos\u00ec \u00e8, sempre, la poesia di Pascoli, anche la pi\u00f9 minuta, al di l\u00e0 dei suoi vividi quadretti impressionistici, dimodoch\u00e9, dietro la presunta compattezza della realt\u00e0, si dischiude sempre una trama di analogie segrete, di significati simbolici misteriosi. Paradossalmente, la sua stessa poetica del \u00abfanciullino\u00bb, malintesa dalla stragrande maggioranza, da tutti quanti hanno costantemente rifiutato e respinto come si dir\u00e0, uno dei vertici fondamentali dell\u2019opera pascoliana, ne ha determinato &#8211; pur restando sempre tra i grandi della poesia italiana &#8211; mode e fortune. Non meno di tre generazioni della scuola dell\u2019obbligo, dagli anni Cinquanta ai Settanta &#8211; anche chi scrive vi appartiene &#8211; sono state nutrite di poesie di Pascoli, vedendovi in esse soltanto l\u2019aspetto retorico-sentimentale, viziato dal giudizio di Croce &#8211; mi raccomando di fare attenzione a Croce che fu sempre un esplicito antimassone! &#8211; di un Pascoli che \u00absi aggira in un piccolo mondo perch\u00e9 non conosce e non \u00e8 in grado di dominarne uno pi\u00f9 vasto\u00bb. Al contrario dei giudizi estetici di Croce di cui si far\u00e0 sempre bene a diffidare, accoglieremo invece con favore la definizione di Pascoli \u00abpoeta cosmico\u00bb del grande Luciano Anceschi, che tradurremmo con \u00abil poeta dell\u2019architettura dell\u2019universo\u00bb. Altrettanto, con orrore, andr\u00e0 disdegnata la recente analisi critica, condotta con i logori strumenti della psicanalisi freudiana, circa la sessualit\u00e0 turbata del poeta, arrestata all\u2019et\u00e0 del \u00abfanciullino\u00bb, con il conseguente recupero di talune sue poesie, in cui gli aspetti funerei dovrebbero apparire, secondo questi critici, come morbosi. Che sarebbe un po\u2019 come dire, per analogia, che l\u2019archetipo del \u00abpuer aeternus\u00bb o la pratica con il concetto di morte-rinascita fossero indice di una sessualit\u00e0 turbata. Se proprio si volessero adottare gli strumenti della psicanalisi per la critica alla poesia pascoliana, meglio si adatterebbero quelli di Jung e dei post-junghiani, che meglio comprendono archetipi, miti, simboli ed esoterismo platonico, per capire la bellezza del senso tragico della vita che promana dalla poesia di Pascoli e di come Pascoli, cos\u00ec potrebbe dire James Hillman, \u00abfaceva anima\u00bb.<\/p>\n<h2>Velata gnosi esoterica<\/h2>\n<p>S\u2019accennava alla poetica del \u00abfanciullino\u00bb. In questo famoso saggio del 1897 il poeta romagnolo attribuisce la scoperta del \u00abfanciullino\u00bb al tebano Cebes, uno dei protagonisti del dialogo platonico Fedone. \u00c8 il personaggio che, di fronte alla socratica dimostrazione dell\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima, della sua preesistenza e perennit\u00e0, confessa come in noi tutti, al modo di un fanciullo, vi sia sempre lo sgomento e la paura della morte. Per renderci conto di quanto Pascoli fosse acuto e profondo, in altri termini esoterico, per scoprire come la scuola sia spesso una stanza vuota e la stanza col lettino di Freud sia una stanza di comprensioni parziali e perci\u00f2 incomprensioni, per avere, al contrario, una visione sinottica, completa di Pascoli, occorre, davvero, una grande opera di risarcimento culturale verso il poeta di San Mauro.<\/p>\n<p>Si racconta che Pascoli nel suo studio avesse tre scrivanie, una per le sue poesie, la seconda per le traduzioni, una per i suoi saggi di critica dantesca. Per un occhio addestrato sar\u00e0 facile scorgervi l\u2019analogia con i tre seggi del Tempio massonico e con le tre luci, la forza &#8211; la poesia, la bellezza &#8211; le sue traduzioni, la sapienza &#8211; il lavoro su Dante. \u00c8 proprio su quest\u2019ultima, ma prima, scrivania che scrisse la trilogia \u00abMinerva oscura\u00bb. Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante (1898), \u00abSotto il velame\u00bb. Saggio di un\u2019interpretazione generale del poema sacro (1900), \u00abLa mirabile visione\u00bb. Abbozzo di una storia della Divina Commedia (1902) e avrebbe anche vagheggiato scrivere un non mai compiuto \u00abLa poesia del mistero dantesco\u00bb. In questa sua continua attivit\u00e0 di dantista si aspettava fama e invece gli procur\u00f2 solo delusioni. Quando pubblic\u00f2 i tre geniali, acuti, saggi sulla \u00abCommedia\u00bb non ci fu rivista letteraria che ne facesse menzione, e non glieli recens\u00ec neppure \u00abIl Resto del Carlino\u00bb di cui era collaboratore. Tuttora, a questo aspetto, quello di pi\u00f9 alto grado come abbiamo veduto, si continua a perpetrare un \u00abno, grazie\u00bb. I libri citati &#8211; cui va aggiunta l\u2019edizione postuma del 1915 delle \u00abConferenze e studi danteschi\u00bb &#8211; restano pressoch\u00e9 introvabili e volutamente ignorati dai dantisti in cattedra.<\/p>\n<p>Seppur talvolta distratti custodi della gnosi esoterica, il buon seme della sua pianta non pu\u00f2 fare a meno di ricrescere. Buona novella \u00e8, dunque, l\u2019annuncio di un piccolo, colto e raffinato editore romagnolo,Walter Raffaelli, che inaugurer\u00e0 una collana, intitolata TOIS SEBASTIKOIS, ai venerabili &#8211; la denominazione che spettava al pi\u00f9 alto grado dei pitagorici &#8211; i cui primi titoli saranno proprio la ristampa, nel corso del 2002, in occasione del novantesimo della morte del poeta di San Mauro, dei quattro introvabili, e spregiati, saggi pascoliani su Dante. Davvero, come dice una massima esoterica, \u00abla pietra pi\u00f9 disprezzata \u00e8 la pietra di fondamento\u00bb. La pietra pi\u00f9 sdegnata da tutti deve essere raccolta e classificata, con le innumerevoli altre pietre, per sviluppare l\u2019edificio. E spesso un genere di lavoro di scavo \u00e8 necessario per portare alla luce di nuovo le pietre profondamente seppellite dell\u2019edificio immortale.<\/p>\n<h2>Dantismo pascoliano<\/h2>\n<p>La proposta (o riproposta) delle opere principali degli esponenti pi\u00f9 interessanti del cosiddetto pensiero tradizionale intorno alla dottrina di Dante &#8211; a cominciare dall\u2019italiano Pascoli, ma si dovr\u00e0 pensare anche a Rossetti, mentre Valli ha goduto di migliori fortune editoriali &#8211; di libri eterodossi, misconosciuti ed emarginati per decenni, e nel caso di Pascoli si \u00e8 raggiunto il giro di boa del secolo &#8211; ci sembra quanto mai utile e necessaria in un panorama editoriale, in materia di esoterismo, sempre pi\u00f9 ammorbato dai fumi dell\u2019immenso ed infinitamente riscaldato minestrone della new age e dove le opere degli esoteristi stranieri &#8211; le fortune del citato Gu\u00e9non fanno da esempio &#8211; vi appaiono il piatto forte anche per quell\u2019insana e vieta passione, solo italiana, per tutto ci\u00f2 che \u00e8 straniero. E tale da poter consentire un risarcimento verso il completo pensiero pascoliano e, magari, una ripresa degli italianissimi studi tradizionali su Dante e di studi esoterici su Pascoli &#8211; la cui unica eccezione in questi ultimi decenni \u00e8 rappresentata soltanto dal libro di Carlo Gentile.Tale operativo lavoro potr\u00e0 permettere, infine, una riscoperta di quella sapienza italica, rigorosamente greco-latina, che, da Pitagora ad Arturo Reghini, per fare un solo nome tra i pi\u00f9 recenti, mai si estinse.<\/p>\n<p>In tale benemerente opera di ristampa delle neglette opere di Giovanni Pascoli, anche noi troveremo un \u00abpoeta che mi guida\u00bb: non ci sono migliori parole di quelle di Dante circa Virgilio per descrivere Pascoli come critico dantesco. Inseguire Dante, intessendo sulle orme della \u00abCommedia\u00bb, il proprio affannoso viaggio terrestre: questa \u00e8 la fascinosa epopea critica del dantismo pascoliano, che si potr\u00e0 dispiegare nuovamente dinanzi agli occhi, in un viaggio misterioso nell\u2019oltretomba dantesco che il poeta di San Mauro tramut\u00f2 nella sua personale ricerca.<\/p>\n<p>Sono tutte opere, quelle citate su Dante, della lign\u00e9e indicata, che ci fanno intravedere l\u2019antichissima origine della Tradizione, ben pi\u00f9 remota dell\u2019inglese istituzione della moderna Massoneria. Come deve infine dichiarare proprio il francese Gu\u00e9non, nel suo saggio \u00abL\u2019esoterismo di Dante\u00bb, \u00e8 lecito \u00abpensare che da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante la \u2018catena della tradizione\u2019 non fu mai interrotta nella terra d\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 del concetto, a lode di Pascoli dantista, si scoprir\u00e0 come il suo maggiore impegno, per oltre un secolo tradito e seppellito da ignoranza, fanatismo e ambizione, consentir\u00e0 illuminazioni vivissime, sottraendo la Divina Commedia dalle tenebre della storia e dell\u2019allegoria per innalzarla ai vertici del perenne simbolismo della poesia.<\/p>\n<p>Dice Pascoli in Minerva oscura: \u00abIl viaggio pare uno di quelli che possiamo ricordare d\u2019aver fatti da fanciulli\u2026\u00bb (Dante \u00e8 come un fanciullo vicino a Virgilio)<\/p>\n<p>L\u2019iniziato vi distinguer\u00e0 un\u2019eco del viaggio iniziatico tra gli elementi. Qui il fanciullo \u00e8 il puer, il non iniziato che si accinge al suo percorso. Pascoli non diversamente da Dante. Non diversamente Apuleio, quando narra l\u2019epifania di Iside che si manifesta a Lucio. Non diversamente Plutarco, quando ci descrive l\u2019iniziazione. Non diversamente Pinocchio. Non diversamente, infine, il \u00abfanciullino\u00bb di Pascoli, e Dante, guidato da Virgilio, in una circolarit\u00e0 perfetta che ouroboricamente si ricongiunge.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>150 anni fa nasceva il grande poeta, scrittore e Massone italiano Ha ragione da vendere El\u00e9mire Zolla, quando afferma: \u00abLa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1754","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1754","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1754"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1754\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1755,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1754\/revisions\/1755"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1754"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1754"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1754"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}