{"id":1756,"date":"2005-11-16T10:09:29","date_gmt":"2005-11-16T09:09:29","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1756"},"modified":"2017-10-16T15:21:17","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:17","slug":"angelo-soliman-il-primo-venerabile-africano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/angelo-soliman-il-primo-venerabile-africano\/","title":{"rendered":"Angelo Soliman Il primo Venerabile africano"},"content":{"rendered":"<h2>Nella Vienna di Mozart fu Venerabile della Loggia \u00abZur Wahren Eintracht\u00bb. Da morto ebbe la paradossale ventura di essere esposto in un museo come un oggetto.<\/h2>\n<p><i>M. N., membro del GOI (Revista massonica svizzera novembre 2005)<\/i><\/p>\n<p>Chi fu il primo Massone nero? In genere, gli eruditi massonologi risponderebbero che quasi certamente fu Angelo Soliman. Tuttavia, a onor del vero, il primato gli \u00e8 conteso da John Pine (1690-1756). John Pine (o Pyne secondo altre trascrizioni ortografiche) risulta membro della Loggia \u00abAt Globe Tavern\u00bb di Morgate gi\u00e0 nel 1725. Incisore e amico del pittore Hogarth, sebbene il suo nome sia alla maggior parte dei Massoni d\u2019oggigiorno ignoto, Pine fu al suo tempo celebre per esser stato l\u2019incisore che cre\u00f2 i magnifici frontespizi delle Costituzioni di Anderson del 1723. Oltre alle Costituzioni sue furono anche le incisioni dell\u2019annuale List of Lodges dal 1725 al 1741. Resta per\u00f2 innegabile, allo stato della documentazione attuale, che Soliman fu sicuramente il primo Venerabile di origine africana nella storia della Massoneria moderna.<\/p>\n<p>Ma, aldil\u00e0 di tali contese sul primato, la scoperta di un personaggio ai pi\u00f9 sconosciuto e dimenticato come Angelo Soliman, il farne riaffiorare i reperti dalla polvere del tempo, non \u00e8 lavoro da amabili latomici topi di biblioteca. \u00c8 invece, senza dubbio, un incontro inatteso, nella misura in cui raffigura e testimonia l\u2019apertura verso le diversit\u00e0 etniche che la Massoneria moderna rappresent\u00f2 fin dai suoi primi esordi, con un egualitarismo che altre istituzioni del tempo disconoscevano e rifiutavano.<\/p>\n<h2>Da schiavo a precettore<\/h2>\n<p>Angelo Soliman nacque nel 1721 in uno sconosciuto luogo dell\u2019Africa nera del misterioso \u00abPangutsiglang\u00bb. Ritenuto originario dell\u2019Etiopia meridionale o dell\u2019Africa del nord secondo una relazione del 1808 di Karoline Pichler (1769- 1843), recentemente la studiosa ed etnologa Monika Firla-Forkl ha suggerito l\u2019ipotesi che Soliman fosse nato nell\u2019impero di Wandala (o Mandara come la popolazione chiamava se stessa), corrispondente alle attuali zone del Camerun settentrionale e della Nigeria nordorientale. Infatti il nome originario di Soliman era Mmadi Make e, a quel tempo, un re con lo stesso nome govern\u00f2 in quel territorio islamico-sunnita dell\u2019Africa. Rapito da nemici quand\u2019era bambino, fu venduto come schiavo all\u2019et\u00e0 di sette anni. Lavor\u00f2 in Marocco come guardiano di cammelli. In seguito comparve a Messina, ove rimase negli anni 1732-34. Il suo nuovo \u00abproprietario\u00bb, una ricca dama della nobilt\u00e0 siciliana, dopo averlo fatto battezzare l\u201911 settembre 1731 col nuovo nome di Angelo Soliman, lo invi\u00f2 come dono alla famiglia Lobkowitz. Angelo divenne un paggio del principe Johann Georg Christian Lobkowitz, allora governatore imperiale della Sicilia, accompagnandolo poi sui campi di battaglia in Lombardia,Transilvania, Boemia e Ungheria. Dopo la morte del generale Lobkowitz, divenne propriet\u00e0 del Principe Wenzel von Liechtenstein, che nel 1755 lo port\u00f2 con s\u00e9 a Vienna nella sua residenza principesca nel centro della citt\u00e0, nella zona di Rossau. Istruito da questi ricchi proprietari europei e avendo accumulato nei suoi viaggi ricche esperienze sociali e militari, da valletto di camera, nella capitale austriaca, Angelo Soliman fu promosso al rango di \u00abMoro principesco\u00bb. Il \u00abprincipesco Moro\u00bb \u00e8 a Parma nel 1760 tra la delegazione della corte che va a prendere la sposa dell\u2019imperatore Giuseppe II ed \u00e8 all\u2019incoronazione di questi come imperatore del Sacro Romano Impero a Francoforte nel 1764. Fu maggiordomo di corte, amico di aristocratici e scienziato naturale, e fu un uomo molto istruito: parlava fluentemente cinque lingue &#8211; italiano, tedesco, francese, inglese, ceco e latino. Giunse pertanto, nell\u2019aristocratica famiglia viennese, ad essere precettore del principe Alois I von Liechtenstein.<\/p>\n<h2>Il matrimonio segreto<\/h2>\n<p>Era un personaggio popolare nei circoli della corte austriaca, un\u2019apparizione bellissima nella sua divisa orientale, con quel suo volto dai lineamenti finemente intagliati ed una struttura corporea regolare e seducente e che tali rimasero anche in vecchiaia, con \u00abquella solidit\u00e0 da opera d\u2019ingegneria che hanno i negri\u00bb come direbbe Borges. Di lui c\u2019\u00e8 rimasto un ritratto ad olio. Aveva altre qualit\u00e0, che taluni manuali di etnografia hanno negato alla sua \u00abrazza\u00bb: giocava a carte in maniera eccellente ed era soprattutto un brillantissimo giocatore di scacchi. Ma il moro non \u00e8 soltanto un uomo affascinante, \u00e8 venuto anche per lui il momento di essere sopraffatto dall\u2019amore. Il 6 Febbraio 1768, nello Stephansdom di Vienna, si celebra il suo matrimonio segreto, con speciale dispensa del cardinale Migazzi, con Magdalena, vedova del segretario Anton Christiano e sorella del futuro generale francese Kellermann. Perch\u00e9 il matrimonio di un noto cortigiano di origine africana con una francese, vedova di un viennese, sia stato mantenuto segreto e perch\u00e9 il cardinale, noto come un ultraconservatore, abbia consentito una cos\u00ec inusuale procedura, che, se scoperta, sarebbe stata fonte di conflitto con il principe, altrettanto ultraconservatore, rester\u00e0 un mistero. Sia come sia, nonostante tutte le precauzioni del caso, il principe Liechtenstein venne a conoscenza del matrimonio e si sbarazz\u00f2 dei servizi dell\u2019illustre moro, ripudiandolo e rendendogli la libert\u00e0. La famiglia Soliman &#8211; Kellermann visse in un\u2019abitazione di propriet\u00e0 di Magdalena nella periferia di Weissg\u00e4rber, dove ella, nel 1772, partor\u00ec la figlia Josephine, e dove abitarono fino al 1783. Ma, dopo la nascita della figlia, un lieto fine era alle porte. Morto il vecchio principe, il suo nipote successore ed erede, il principe Franz, accett\u00f2 di nuovo Angelo ai suoi servigi nel 1773. Per la prima volta, inoltre, gli veniva garantito un considerevole compenso. Dieci anni pi\u00f9 tardi il maggiordomo e precettore and\u00f2 in pensione.<\/p>\n<h2>Soliman Massone<\/h2>\n<p>Nel decennio tra il 1771 e il 1781, o forse anche prima, fu iniziato nella prestigiosa Loggia \u00abZur Wahren Eintracht\u00bb (\u00abAlla vera Armonia\u00bb) che comprendeva molti membri dell\u2019elite sociale, politica e artistica di Vienna. Di essa fu Venerabile il famoso geologo Ignaz von Born (1742- 1791) che fu immortalato da Mozart nel personaggio di Sarastro del Flauto Magico. Documenti della polizia austriaca del tempo indicano che Soliman e Mozart frequentarono insieme la Loggia. Neppure \u00e8 da escludere che Angelo sia stato il modello del moro Monostatos che, nel palazzo di Sarastro, sta per sedurre l\u2019infelice Pamina, soprattutto nella triste scena in cui si lamenta per l\u2019impossibilit\u00e0 di amare una donna bella e candida. Anche il compositore Joseph Haydn, di cui Angelo era amico, fu membro della stessa Loggia. Lo stesso Soliman fu per un certo periodo di tempo Venerabile di questa Loggia e inser\u00ec, al centro del suo Rituale, la lettura di ponderosi saggi accademici e scientifici, pratica che, nello stesso periodo, si diffuse in tutte le Logge europee e contribu\u00ec a far crescere la reputazione della Libera Muratoria per il suo rigore intellettuale. Similmente, la fratellanza di Soliman divenne un modello celebrato del pensiero progressista massonico. Nonostante lo stipendio annuale di 600 fiorini, Soliman visse con la sua famiglia al limite della povert\u00e0. Nell\u2019anno del suo pensionamento, la sua casa nella periferia viennese gli fu pignorata e and\u00f2 a vivere con la moglie e la figlia nel palazzo Liechtenstein. Dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1786, divenne asociale, mettendo tutte le sue energie nell\u2019educazione di sua figlia Josephine. Come ci informano le cronache della sua prima biografa, la scrittrice viennese Karoline Pichler, sembrava essere esente dallo scorrere del tempo: \u00abGodette fino alla sua et\u00e0 pi\u00f9 avanzata di una salute ininterrotta e non si poteva scorgere alcuna traccia del declino o dell\u2019et\u00e0 nel suo aspetto esteriore. Ci\u00f2 dava luogo ad equivoci e scherzose dispute, accadendogli spesso di esser persino considerato il figlio di se stesso da persone che lo avevano conosciuto venti o pi\u00f9 anni prima\u00bb. Eppure, le spoglie dell\u2019ex schiavo, dopo il suo passaggio all\u2019Oriente Eterno, andarono incontro ad un bizzarro destino.<\/p>\n<h2>Oggetto da museo<\/h2>\n<p>La sua fine giunse inaspettata quanto rapida il 21 novembre 1796, alle due pomeridiane, durante una passeggiata lungo il fiume. Cosa accadde subito dopo, Karoline Pichler, nella sua cronaca, scritta alcuni anni dopo la morte di Soliman, giudiziosamente lo tace: probabilmente per sfuggire ai rigori della censura imperiale. Poche ore dopo il decesso, il suo corpo fu reclamato dall\u2019imperatore Francesco II (1768-1835), che ordin\u00f2 allo scultore Franz Thaller di spellarlo e impagliarlo. Del cadavere fu fatto un modello di gesso e gli fu tirata via la pelle. Il monarca aveva la stravagante abitudine di collezionare corpi umani impagliati. Ad onta delle disperate e molteplici suppliche della figlia di Soliman, Josephina, delle indignate proteste dei suoi Fratelli Massoni e persino delle obiezioni dell\u2019arcivescovo cattolico, l\u2019imperatore mise in esposizione nel suo museo privato il terribile risultato della tassidermia. Fu messo in mostra, in posizione eretta col piede destro arretrato e il braccio sinistro teso in avanti, praticamente nudo, con un gonnellino di penne rosse, blu e bianche sui lombi e con un copricapo di piume dagli stessi colori, le braccia e le gambe adorne con fili di perline di vetro e al collo una collana di conchiglie, circondato da animali e uccelli esotici della foresta vergine, in una sorta di diorama africano. La sorte di Angelo Soliman provoc\u00f2 in Vienna una tale commozione che furono scritti drammi e anche Schikaneder e Richard Strauss trassero ispirazione dal fatto. Esempio di un particolare spirito vendicativo contro un \u201cnegro\u201d libero e, nello stesso tempo, paradigma di un voyerismo esotico che sfociava nella discriminazione e nel razzismo, il corpo impagliato ed esposto di Soliman, montato in una cornice di legno, per il resto del lungo regno dell\u2019imperatore Francesco II sar\u00e0 orgogliosamente messo in mostra assieme agli animali selvatici nel museo dell\u2019Imperatore. Inutili saranno gli sforzi della figlia di ottenere perlomeno i resti del cadavere per poterne dare sepoltura. Il concistorio arcivescovile non manc\u00f2 di criticare \u201cla curiosit\u00e0\u201d che suscitava l\u2019esposizione scandalosa di un moro nudo di cos\u00ec rara bellezza. Per Vienna in generale, e per i Massoni in particolare, l\u2019infausto destino di Soliman fu la testimonianza vivente della politica razzista e coloniale della nuova oligarchia reazionaria. Dopo la morte dell\u2019imperatore Giuseppe II (1741- 1790) che nel 1781 aveva pubblicato l\u2019Editto di Tolleranza e quattro anni dopo accordato ai Massoni \u201cbenvenuto, protezione e libert\u00e0\u201d, dopo la morte di Born che ne era stato consigliere nonch\u00e9 organizzatore &#8211; proprio lui! &#8211; del Museo Imperiale di Vienna che avrebbe ospitato Soliman, l\u2019impero doveva gemere sotto il tallone dell\u2019infame governo di Francesco II. Protettore di Metternich, Francesco II non solo ordin\u00f2 l\u2019arresto e l\u2019esecuzione di alcuni dei repubblicani della cerchia di Mozart, ma anche l\u2019imprigionamento del marchese Lafayette, amico di George Washington. Pur non avendo fino allora perpetrato malvagit\u00e0, il suo comportamento verso Angelo Soliman ne avrebbe da solo stabilito la sua notoriet\u00e0, allo stesso modo in cui suo suocero, Karl Eugen von W\u00fcrttemberg, certamente determin\u00f2 la sua fama facendo imprigionare il musicista Franz Schubert. Nel libro di Philipp Blom, dedicato alla passione del collezionismo dal Rinascimento ai giorni nostri, per definire l\u2019imperatore si \u00e8 inventato un efficace neologismo: vello-maniaco. Infatti il Kaiser Franz II dopo aver fatto imbalsamare questo raro esemplare umano per mostrarlo nel suo gabinetto di storia naturale aggiunse a questo primo \u201cpezzo\u201d, nei sei seguenti anni, nello stesso gabinetto dell\u2019Hofburg, una bimba di sei anni dello stesso colore di pelle, regalo di Maria Carolina regina delle Due Sicilie, che fu esposta in vetrina, e infine Pietro Michele Angiola, ex guardiano dello zoo di Sch\u00f6nbrunn, che cavalcava un cammello. Nel 1806 il nuovo direttore del gabinetto di scienze naturali Carl Schreiber decise che non era pi\u00f9 opportuno esporre esemplari umani e li fece mettere in una sala accanto, per mostrarli solo a chi lo richiedeva espressamente. Ma, nonostante ogni scrupolo, la collezione si allarg\u00f2: nel 1808 il gabinetto ricevette in regalo la pelle scura dell\u2019ex capoinfermiere dell\u2019ospedale dei Frati Misericordiosi, Joseph Hammer. Lo scultore Wimmer ne prepar\u00f2 la pelle e la tese su una struttura di legno. Nel caso di questi ultimi tre non vi furono proteste, diversamente da Soliman che era un membro noto e rispettato della societ\u00e0 viennese, o almeno non ci sono state tramandate. Le macabre reliquie di Soliman e dei suoi muti compagni di disgrazia rimasero nella collezione imperiale fino ai moti rivoluzionari del 1848, allorch\u00e9 una granata lanciata da un cannone nella biblioteca dell\u2019Hofburg il 31 ottobre fece divenire preda delle fiamme le spoglie di Angelo Soliman e degli altri. Di loro non rimase pi\u00f9 traccia.<\/p>\n<h2>Verso la moderna xenofobia<\/h2>\n<p>Non c\u2019\u00e8 niente dunque &#8211; parrebbe &#8211; che non possa essere collezionato. Soliman era negro e Massone e, alla morte, ebbe il tragico destino di diventare un oggetto da esposizione in un museo etnologico. Ma per quanto sia carente la conoscenza di maggiori dettagli della vita di Angelo Soliman, la sua scarna biografia, piena di cambiamenti, diventa nel frattempo anche \u00absoggetto\u00bb di numerose rappresentazioni letterarie e di una compassione umanitaria molto diffusa. Sono i tratti caratteristici ed insieme esotici delle biografie degli africani della prima et\u00e0 moderna che vissero in Europa: cattura, schiavit\u00f9, servizio di corte in alte posizioni, personalit\u00e0 giuridica non chiara. Vi potremo aggiungere l\u2019Iniziazione massonica. Resta il fatto che in una societ\u00e0 tradizionale &#8211; cosi com\u2019era normale nel mondo greco-romano &#8211; vi era la possibilit\u00e0 di conquistare una posizione sociale, e anche famigliare, degna di attenzione nonostante il colore della pelle nera e origini oscure. Soliman \u00e8 stato raggiunto solo nella morte dal razzismo di una societ\u00e0 pi\u00f9 moderna. Che il razzismo moderno iniziasse a prender piede allora nella cosiddetta buona societ\u00e0, che malintesi criteri scientifici lo legittimassero nella comunit\u00e0: questo fu il vero scandalo della vicenda di Angelo Soliman per i suoi contemporanei. In questa progressiva sovversione controiniziatica dei valori tradizionali, i posteri avrebbero veduto, nei secoli a venire, di peggio. E quel peggio del lato oscuro sarebbe cresciuto proprio a Vienna, ormai una vecchia signora, in Austria, in una vertigine d\u2019orrore. Nell\u2019olocausto dell\u2019ex imbianchino viennese si sarebbe completato il completo ribaltamento di quella che era ed \u00e8 la nozione tradizionale della reciprocit\u00e0 dell\u2019Uomo e del principio che nessuno dell\u2019Umana famiglia ci \u00e8 estraneo o nemico. \u00c8 questo il rischio che corre la visione eurocentrica, cio\u00e8 occidentale, anche se popoli, radici culturali diverse, opinioni e fedi differenti sono sempre pi\u00f9 rispettate. La vicenda di Angelo Soliman e degli sviluppi del razzismo, malinconicamente, nel conformismo sociale e nel pregiudizio che tuttora domina, riguarda ancora il nostro presente e guarda al nostro possibile futuro. (Tratto da Hiram 1\/2004)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Vienna di Mozart fu Venerabile della Loggia \u00abZur Wahren Eintracht\u00bb. 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