{"id":1799,"date":"2009-02-16T10:34:57","date_gmt":"2009-02-16T09:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1799"},"modified":"2017-10-16T15:21:16","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:16","slug":"giordano-bruno-il-processo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/giordano-bruno-il-processo\/","title":{"rendered":"Giordano Bruno &#8211; il processo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Giordano Bruno non si reputava eretico; egli sapeva di aver cercato con onest\u00e0 intellettuale la verit\u00e0 religiosa, credeva in una Divinit\u00e0 panteistica che permea tutto e tutti, lui compreso, e non riusciva a comprendere per quale motivo la Chiesa Cattolica non si comportasse con la medesima onest\u00e0 e impedisse la libera ricerca di Dio.<\/strong><\/p>\n<p><em>M. G., membro del Grande Oriente d\u2019Italia (Revista massonica svizzera febbraio 2009)<\/em><\/p>\n<p>Il processo di revisione critica, attualmente in atto, all\u2019interno della Chiesa Cattolica nei confronti dei famigerati comportamenti inquisitoriali, che produssero la condanna di Galileo Galilei, pu\u00f2, forse, evidenziare una certa buona volont\u00e0 delle gerarchie ecclesiastiche nel riconoscere i propri errori passati e, al contempo, il chiaro imbarazzo di chi si vede costretto a difendere posizioni ormai anacronistiche e irrevocabilmente condannate dalla storia, ma sicuramente non pu\u00f2 nascondere il profondo e indissolubile legame che unisce tali eccessi al dogmatismo intransigente di una fede religiosa, quale \u00e8 quella cattolica, convinta di detenere il monopolio della verit\u00e0 assoluta e rivelata. Infatti, mentre riguardo al processo Galileo il Papa vacilla e sente sulle proprie spalle il peso di tutta la vergogna che deve ricoprire l\u2019ignoranza di una dottrina ormai sconfitta dalla ricerca scientifica, rispetto al processo Giordano Bruno tace e tenta di far dimenticare il rogo sul quale fu bruciato il 17 febbraio 1600 in Campo dei Fiori a Roma, per ordine del successore di Pietro, del rappresentante di Cristo in terra, di quel Clemente (di nome e non di fatto) VIII, il filosofo di Nola. La doppia verit\u00e0, quella religiosa e quella scientifica, serv\u00ec a salvare Galileo dal rogo all\u2019epoca del processo e serve oggi alla Chiesa, al di l\u00e0 delle sofisticate ricerche e congetture di Pietro Redondi (P. Redondi, Galileo eretico, Einaudi, 1983) intorno alla vera accusa occultamente mossa dal Collegio romano dei Gesuiti a Galileo, a ritrattare la propria posizione senza minimamente intaccare il proprio dogmatico e fanatico credo. Ben diversa, invece, \u00e8 la situazione nei confronti di Giordano Bruno, il quale volle entrare nel merito della verit\u00e0 filosofica e religiosa per discutere il magistero stesso della Chiesa. Galileo si occupava di scienza, Bruno parlava di temi religiosi, intendendo per religione la ricerca intorno ai grandi interrogativi esistenziali dell\u2019uomo: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.<\/p>\n<p><strong>Il libro di Luigi Firpo<\/strong><\/p>\n<p>Luigi Firpo affronta con grande rigore storico e fuori dalle contingenti polemiche politiche il processo a Giordano Bruno. Tra il 1948 e il 1949 egli pubblic\u00f2 in due puntate sulla Rivista Storica Italiana un saggio intitolato Il processo di Giordano Bruno. Tale saggio venne poi raccolto in un libro edito nel 1949 dalle Edizioni scientifiche italiane di Napoli e ora, dopo la scomparsa dell\u2019Autore avvenuta il 2 marzo 1989, \u00e8 disponibile una nuova edizione del 1993, curata da Diego Quaglioni, ad opera della Salerno Editrice di Roma. Il libro attualmente in distribuzione si apre con un\u2019articolata introduzione di Quaglioni, che inquadra con precisione sia la ricerca dell\u2019Autore, sia le principali problematiche storiche e storiografiche relative al processo in esame, e si chiude con una fedele e voluminosa raccolta di tutta la documentazione processuale ad oggi disponibile. Racchiusa tra questi due estremi \u00e8 collocato il testo di Firpo, che rende conto delle vicissitudini di Bruno tra l\u2019agosto 1591, anno del suo rientro in Italia, e il 1600, data fatale della sua esecuzione capitale. L\u2019autore sottopone ad esame la denunzia, anzi le denunzie presentate da Zuane Mocenigo all\u2019inquisitore di Venezia Giovan Gabriele da Saluzzo contro Giordano Bruno (maggio 1592); si sofferma con attenzione sulle prime testimonianze e sulla fase veneziana del processo, che termina con la concessione da parte del Senato di Venezia, su richiesta del Sommo Pontefice, dell\u2019estradizione del Nolano e con la conseguente traduzione del medesimo a Roma (febbraio 1593); affronta il tema della seconda denunzia per eresia mossa al Bruno da un ex compagno di cella del periodo di detenzione veneziana, il cappuccino Celestino da Verona (autunno 1593), che verr\u00e0 poi bruciato vivo in Campo dei Fiori cinque mesi prima del Nolano; quindi analizza le varie fasi del processo inquisitoriale romano, compresa la ricerca dei testi scritti dal filosofo, quali elementi di prova a carico, e la censura dei medesimi, sino a concludere la sua fatica con la sentenza di condanna del Bruno, che con tenace decisione si era rifiutato di riconoscersi eretico sia di fronte alle otto proposizioni sottopostegli dal cardinale Roberto Bellarmino, sia di fronte all\u2019estremo tentativo di ricevere la sua abiura compiuto dal generale Beccaria e dal procuratore Isaresi, confratelli domenicani del filosofo di Nola.<\/p>\n<p><strong>I capi d\u2019accusa<\/strong><\/p>\n<p>Tra i personaggi del processo spicca per bassezza morale e ottusit\u00e0 intellettuale, come sostiene Firpo stesso, la figura del patrizio veneziano Mocenigo, il quale, dopo aver invitato presso di s\u00e9 il Bruno per essere erudito nell\u2019arte della memoria, ma in realt\u00e0 maggiormente interessato a tanto mirabolanti quanto inesistenti segreti di natura magica, deluso e stizzito lo denunzia all\u2019Inquisizione. Giordano Bruno viene accusato di avere opinioni avverse alla S. Fede e di aver tenuto discorsi contrari ad essa e ai suoi ministri; di avere opinioni erronee sulla Trinit\u00e0, la divinit\u00e0 di Cristo e l\u2019incarnazione, sulla transustanziazione e la S. Messa; di sostenere l\u2019esistenza di molteplici mondi e la loro eternit\u00e0; di credere alla metempsicosi e alla trasmigrazione dell\u2019anima umana nei bruti; di occuparsi di arte divinatoria e magica; di non credere, infine, alla verginit\u00e0 della Madonna. Appare subito evidente che i capi d\u2019accusa rivolti al Nolano nella prima denunzia da lui subita (ma la situazione non cambia per le successive denunzie e accuse, che sostanzialmente ripercorreranno i medesimi argomenti) riguardano tutti indistintamente un tipo di reato che oggi verrebbe definito d\u2019opinione. Ossia l\u2019Inquisizione della Chiesa Cattolica muove contro il filosofo non per atti da lui compiuti, ma per le idee espresse e cercher\u00e0 per tutta la durata del processo di indurlo al pentimento e alla ritrattazione. Successivamente un altro personaggio ignobile compare sulla scena processuale: \u00e8 il cappuccino Celestino da Verona, il quale, convinto erroneamente di essere stato danneggiato nella sua situazione giudiziaria da alcune e non meglio precisate dichiarazioni del Bruno, presenta contro quest\u2019ultimo un\u2019ulteriore denunzia di eresia e di blasfemia.<\/p>\n<p><strong>Processo alle opinioni<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte a questi squallidi personaggi e intenti sorge subito spontanea una riflessione: un processo fondato sulla delazione e sul pentimento di soggetti coinvolti a qualche titolo nella vicenda giudiziaria stessa, come \u00e8 appunto il processo inquisitoriale in esame, non solo mette necessariamente in pericolo i diritti dell\u2019imputato, ma non fornisce neppure sufficienti garanzie intorno alla ricerca di una verit\u00e0 fattuale e non preconcetta. Tale riflessione potrebbe tranquillamente essere ripetuta per molti processi a noi contemporanei, condotti da una magistratura inquirente, che ha ereditato il ruolo e lo spirito della magistratura inquisitoriale. Il processo contro Giordano Bruno, dunque, non fu solo un processo alle opinioni del filosofo, ma si fond\u00f2 anche su un sistema probatorio profondamente inquinato dalla violenza di lunghe detenzioni preventive, dall\u2019intimidazione di continui tentativi di costringere il detenuto al pentimento e alla confessione e dal sospetto legato alla delazione anche anonima. Nonostante tutto ci\u00f2 il modello inquisitoriale non riusc\u00ec a produrre una qualche sentenza, se non dopo ben quasi dieci anni di detenzione dell\u2019indiziato. E di indiziato in senso tecnico si trattava, infatti, anche per le leggi dell\u2019epoca, dal momento che tutto il processo fu costruito e tenuto in piedi sulla base di semplici indizi e solo il rifiuto opposto dall\u2019imputato a ritrattare l\u2019elenco di otto capi d\u2019accusa, estratti dagli atti del processo dal gesuita Bellarmino, produsse la sua condanna. In breve, l\u2019Inquisizione era prevalentemente interessata al ravvedimento spirituale del Bruno e quindi cercava una sua piena confessione con relativo pentimento. Di fronte al diniego del filosofo essa trasport\u00f2 sul piano giudiziario la sua condanna di ordine morale e religioso, ma fece ci\u00f2 non senza ipocrisia. Ipocrisia che si legge con raccapriccio nella copia parziale della sentenza destinata al Governatore di Roma (8 febbraio 1600). In essa il Tribunale ecclesiastico affida Giordano Bruno al braccio secolare affinch\u00e9 venga punito, con la raccomandazione, per\u00f2, di mitigare il rigore della legge e di evitare al condannato la pena di morte o la mutilazione. Era a tutti noto, allora come ora, che la consegna al braccio secolare con una sentenza di condanna per eresia come quella comminata al Bruno comportava automaticamente il rogo. A poco vale la riflessione di Firpo secondo la quale la Chiesa Cattolica avrebbe applicato senza preconcetta acredine nei confronti dell\u2019imputato la normativa penale e processuale vigente. \u00c8 proprio tale normativa, in quanto vigente ed espressione di violenza contro l\u2019individuo, di assolutismo politico e di intolleranza nei confronti delle idee, che suona come irrevocabile condanna della Chiesa romana.<\/p>\n<p><strong>L\u2019estradizione a Roma<\/strong><\/p>\n<p>Il processo e la relativa documentazione ci forniscono un interessante quadro sociologico della realt\u00e0 carceraria dell\u2019epoca, ma, soprattutto, delle dinamiche intercorrenti tra i vari personaggi: denunziante e accusato, tribunale e imputato, testimoni, ecc. In particolare, emerge una dinamica tipica dei processi penali: quella relativa alla competenza di giudizio. L\u2019Inquisizione veneziana sosteneva la propria, ma quella romana pretendeva l\u2019estradizione dell\u2019imputato in quanto pubblico e convinto eresiarca, suddito napoletano, religioso regolare e, soprattutto, gi\u00e0 inquisito in Napoli e Roma. Il Nunzio Apostolico Ludovico Taverna motiv\u00f2 con tali argomentazioni il desiderio di Papa Clemente VIII di processare il Bruno a Roma. Tuttavia, come scrive Firpo: \u00abQuello che\u2026 faceva difetto nel discorso del nunzio era la sincerit\u00e0, poich\u00e9 il Bruno non era stato per nulla convinto di eresia dall\u2019unico teste e poteva semmai dirsi parzialmente confesso; inoltre i giovanili processi di Napoli e di Roma riguardavano l\u2019Ordine domenicano e non gi\u00e0 l\u2019Inquisizione\u2026\u00bb (L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, Salerno Editrice, Roma, 1993, p. 38) In ogni caso, non fu facile sottrarre a Venezia la giurisdizione: era un problema di prestigio e di sovranit\u00e0 politica della Serenissima. Infatti, mentre in un primo tempo il diniego fu deciso e apparentemente irremovibile, successivamente e solo dopo aver riconosciuto l\u2019eccezionalit\u00e0 del caso, che in nulla intaccava l\u2019autonomia di Venezia, si convenne di concedere quanto richiesto da \u00abSua Santit\u00e0 come segno della continuata prontezza della Repubblica in farle cosa grata\u00bb. (L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, p. 212) Le ragioni di Stato erano salve sia sotto il profilo della sovranit\u00e0 della giurisdizione veneta che sotto quello dei buoni rapporti con la Santa Sede, ma i diritti dell\u2019imputato erano stati decisamente dimenticati e, comunque, subordinati a ben pi\u00f9 rilevanti interessi di natura politica.<\/p>\n<p><strong>Voleva discutere con il Pontefice<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 possibile interrogarsi intorno alle motivazioni che resero il Santo Padre (detto con ironia) tanto ansioso di condurre la causa di Giordano Bruno sotto il proprio potere. Del resto, lo stesso filosofo nolano si illudeva di poter ragionare, su un piano di parit\u00e0, con il Pontefice intorno ai principali temi di filosofia, di teologia e di religione. Forse, proprio questa illusione di poter avere un dialogo sincero con il massimo vertice della Chiesa Cattolica, dialogo dal quale avrebbe potuto scaturire una profonda riforma dal di dentro del Cristianesimo, una sua radicale sdogmatizzazione e razionalizzazione, condusse Bruno in Italia dopo il suo lungo peregrinare nei vari Stati europei. \u00abNella propria filosofia il Nolano era venuto riconoscendo sempre pi\u00f9 distintamente un valore etico-sociale, una significazione di annunzio evangelico e di universale rigenerazione; l\u2019insegnamento diveniva predicazione e apostolato, e la sua opera di rinnovatore della scienza \u2013 tollerata, se non applaudita, in Germania \u2013 si espandeva in un\u2019azione di riforma religiosa, che le Chiese protestanti mostravano di reprimere con intransigenza non meno rigorosa di quella che lo stesso impulso avrebbe trovato in un paese cattolico. La religione che il Bruno propugna \u00e8 una religione intellettualistica, naturalistica, semplificata, spoglia di dogmatismi, al fine di sgombrare il terreno da ogni appiglio alle disquisizioni e alle eresie; un deismo fondato sulla carit\u00e0 concorde degli uomini, che pi\u00f9 nulla ha di comune con la dottrina rivelata del Cristianesimo. \u00bb (L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, p. 10) Come poteva sperare Bruno nella benevolenza e nell\u2019onest\u00e0 intellettuale di un Pontefice e di una Chiesa ormai completamente immersa negli interessi politici terreni, piuttosto che nella ricerca religiosa del trascendente? La domanda non ha facile risposta, entrano sicuramente in gioco le illusioni e la presunzione personale del filosofo, ma soprattutto appare prepotentemente quella profonda e indomabile fede del Bruno nell\u2019universalit\u00e0 del Divino. Quella stessa fede che gli fece gridare contro i suoi giudici la famosa frase, ormai dimostrata non leggendaria, ma storica: \u00abForse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Libera ricerca &#8211; non eresia<\/strong><\/p>\n<p>Giordano Bruno non si reputava eretico; egli sapeva di aver cercato con onest\u00e0 intellettuale la verit\u00e0 religiosa, credeva in una Divinit\u00e0 panteistica che permea tutto e tutti, lui compreso, e non riusciva a comprendere per quale motivo la Chiesa Cattolica non si comportasse con la medesima onest\u00e0 e impedisse la libera ricerca di Dio. \u00abSi genera in lui la persuasione di essere vittima di una congiura di teologi che vogliono far passare per errore quello che tale non \u00e8, o almeno mai fu definito, ed egli sente che l\u2019opinione sua vale la loro e non vuole accettare la sentenza; nega perci\u00f2 di aver mai sostenuto eresie, non riferendosi insensatamente alla massa delle accuse del processo, ma al ristretto elenco di tesi filosofiche condannate, e rifiuta di rinnegarle non per ostinazione assoluta, ma per non soggiacere a quello che gli pare un sopruso; si appella con gli ultimi memoriali al Papa, sperando che Clemente VIII potesse intervenire, giudice imparziale, in una disputa nella quale Giordano vede se stesso e i membri del tribunale in qualit\u00e0 di contendenti, eguali affatto per autorit\u00e0 e dignit\u00e0.\u00bb (L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, pp. 110-111) Il Nolano si propone come paladino della libera ricerca individuale in materia filosofico- religiosa e spera nel Papa come vero e imparziale garante di Dio in terra, come sacerdote di una religione senza interessi terreni. Mai errore fu pi\u00f9 fatale ad un uomo! Egli non si avvide di non avere di fronte una religione con interessi puramente trascendenti, ma un vero e proprio Stato votato all\u2019egemonia politica nel mondo. Il tribunale, nel quale discuteva la propria posizione filosofica, il proprio credo religioso e nel quale riceveva contestazioni, proposizioni da abiurare e a sua volta presentava memoriali, rifiutava pentimenti e ritrattazioni, non era n\u00e9 l\u2019universit\u00e0 di Oxford n\u00e9 quella di Wittenberg, ma semplicemente l\u2019Inquisizione, ossia uno strumento mondano di controllo, condizionamento e repressione dei sudditi e del loro pensiero. Bruno viene macinato lentamente nell\u2019arco di quasi dieci anni da questa macchina mostruosa presieduta dal Papa dei cattolici. Non solo Clemente VIII non \u00e8 garante di libert\u00e0, ma, al contrario, \u00e8 il capo politico di uno Stato e di un partito votati al mantenimento della realt\u00e0 sociale esistente all\u2019epoca nella penisola italiana e nel mondo cattolico, \u00e8 il custode di un\u2019ortodossia religiosa che non intende lasciare nessuno spazio alla libera ricerca individuale, \u00e8 il rappresentante di una casta sacerdotale che si \u00e8 organizzata e istituzionalizzata per meglio tutelare i propri privilegi e il proprio potere su altri uomini e sulle loro idee.<\/p>\n<p><strong>Condanna della Chiesa-Stato, non della religione<\/strong><\/p>\n<p>In questo quadro risulta chiaro l\u2019errore di Bruno; non era un errore di natura teologica, ma di natura socio-politica. Egli credeva di aver di fronte una religione e invece aveva di fronte uno Stato. Perch\u00e9 dichiararsi eretico se non si riconosce alla religione istituzionalizzata il diritto di definire un vero ortodosso? Perch\u00e9 sottomettersi a chi non possiede nessun diritto superiore a quello proprio di qualsiasi uomo di definizione della verit\u00e0? Perch\u00e9 pentirsi se l\u2019errore \u00e8 opinabile? In breve, il Nolano contestava alla Chiesa il potere di definire l\u2019errore filosofico-religioso e quindi la legittimit\u00e0 di formulare una qualsiasi condanna. E Bruno avrebbe avuto ragione se effettivamente si fosse trovato di fronte ad una vera religione alla ricerca di Dio e tollerante delle ricerche esistenziali di tutti i figli di questo Dio, ma per sua sfortuna egli invece cadde nella trappola tesa da uno Stato teocratico, organizzato e agguerrito per conseguire l\u2019egemonia sul mondo, che, come ogni vero Stato, utilizza il proprio ordinamento giuridico e i propri tribunali per legittimare gli atti di forza che compie. La legittimit\u00e0 della condanna del Bruno, dunque, proviene non dalla presunta verit\u00e0, detenuta da una qualche religione e, in particolare, da quella cattolica, ma dall\u2019ordinamento giuridico intollerante di una Chiesa-Stato, quella romana, che intese imporre il proprio credo ideologico anche con la forza. Firpo riconosce, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, a questa Chiesa-Stato l\u2019applicazione nel processo a Bruno dell\u2019ordinamento giuridico vigente all\u2019epoca nei processi inquisitoriali e, in tale modo sembra voler legittimare formalmente l\u2019operato di tale tribunale. Ma ci\u00f2 che \u00e8 in discussione nel nostro caso non \u00e8 la legittimit\u00e0 giuridica di un provvedimento statale, bens\u00ec la legittimit\u00e0 religiosa di un comportamento contro la libert\u00e0 dell\u2019uomo e delle sue idee. Forse, e ne dubito, la Chiesa potr\u00e0 essere assolta, in quanto Stato, dall\u2019avere ucciso Giordano Bruno, ma sicuramente dovr\u00e0 essere condannata come religione per questo delitto.<\/p>\n<p><strong>La Chiesa atea\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Il timore che Bruno legge nei volti dei suoi giudici mentre pronunziano la sua sentenza di morte probabilmente non \u00e8 politico &#8211; la Chiesa era allora trionfante e potente -, ma soprattutto religioso. Non poteva sfuggire a quei giudici che il loro potere di condanna era meramente terreno e che il prevalere della cristallizzazione istituzionale e del fine politico nella Chiesa Cattolica non avrebbe potuto produrre altro che la fine del sentimento religioso, la fine, appunto, del Cattolicesimo come religione. Forse, una religione rivelata pu\u00f2 anche presumere di detenere la verit\u00e0, ma certamente tale possesso non pu\u00f2 giustificare la soppressione fisica di colui che a sua volta cerca la propria strada verso la divinit\u00e0. Non si tratta, in questo caso, di semplice carenza di tolleranza laica, ma di vera e propria contraddizione sul piano religioso. La scintilla divina che Giordano Bruno presuppone esistente in ciascuno di noi viene, da quei giudici, negata e Dio ridotto all\u2019idolo, al totem legittimante i comportamenti della Chiesa-Stato. Bruno non teme la morte sul rogo perch\u00e9 crede \u00abche se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo a ricongiungersi all\u2019anima universale\u00bb. (L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, p. 104) Quei giudici, quella Chiesa, invece, temono la morte poich\u00e9 non credono n\u00e9 in un Dio universale, n\u00e9 nell\u2019anima individuale, espressione di questo Dio; temono la morte perch\u00e9 sono profondamente atei e sanno che la loro sentenza manifesta, svela al mondo questo loro ateismo, questa loro profonda, radicata e intollerante sfiducia nella divinit\u00e0 e nell\u2019uomo libero. (L\u2019articolo \u00e8 tratto da Hiram 3\/2000)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giordano Bruno non si reputava eretico; egli sapeva di aver cercato con onest\u00e0 intellettuale la verit\u00e0 religiosa, credeva in una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1799","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1799","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1799"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1799\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1800,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1799\/revisions\/1800"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}