{"id":1823,"date":"2010-04-16T10:54:44","date_gmt":"2010-04-16T08:54:44","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1823"},"modified":"2017-10-16T15:21:15","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:15","slug":"i-tarocchi-in-chiave-massonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/i-tarocchi-in-chiave-massonica\/","title":{"rendered":"I Tarocchi in chiave massonica"},"content":{"rendered":"<p><strong>La vera comprensione dei Tarocchi apre l\u2019essere umano alla conoscenza di s\u00e9. Pi\u00f9 che ad un comune mazzo di carte da gioco, ci si trova di fronte ad un libro aperto sull\u2019uomo, sulla natura e sul cosmo e dunque, ad una porta per entrare in una dimensione altra, in cui il disordine della mondanit\u00e0 progressivamente svanisce e nel silenzio si riesce a percepire l\u2019influenza del Divino. Un libro, per la cui lettura, per\u00f2, \u00e8 necessario un approccio diverso dalla mentalit\u00e0 dogmatica, figlia di quel relativismo scientifico che analizza e schematizza.<\/strong><\/p>\n<p><em>A. S., membro del GOI (Revista massonica svizzera aprile 2010)<\/em><\/p>\n<p>Le formule del cosiddetto pensiero positivo non bastano a comprendere l\u2019oggettivo significato dei simboli, che pu\u00f2 essere percepito soltanto da chi vi si accosti, aprendosi ad essi mediante la legge dell\u2019analogia e con la libert\u00e0di quel pensiero creativo e sintetico che stimola l\u2019intuizione del ricercatore. La comprensione rivelatrice \u00e8 lapossibilit\u00e0 attraverso cui le porte dei Tarocchi si dischiudono a colui che, povero in spirito, non formula giudizi, mentre si serrano, al contrario, per i curiosi, intrisi di profane certezze. Il carattere distintivo del grande libro della natura \u00e8, infatti, la libert\u00e0. I Tarocchi sono costituiti da 78 carte: le prime 22 sono gli Arcani maggiori, contraddistinti da numeri e lettere, oltre che da variopinte figure; fra queste, c\u2019\u00e8 una carta non contraddistinta da alcun numero, e raffigura il Matto. Essa pu\u00f2 essere estrapolata dai primi 21 arcani maggiori e considerata, per la sua peculiarit\u00e0, come un elemento di giunzione: unisce, infatti, i primi 21 simboli alle successive 56 carte, denominate Arcani minori, e divisibili, a loro volta, in quattro mazzi da 14 carte ciascuno, distinti in denari, bastoni, spade e coppe, ovvero quadri, fiori, picche e cuori. Secondo questa suddivisione, poi, adogni seme viene analogicamente accostato ciascuno dei quattro elementi: terra (denari, quadri), acqua (coppe, cuori), aria (spade, picche) e fuoco (bastoni, fiori). I 21 Arcani maggiori (senza il Matto), a loro volta, possono essere distinti in tre gruppi da 7, in modo da formare i tre lati di un triangolo equilatero; i 56 Arcani minori, suddivisi nei quattro mazzi di 14 carte, compongono i 4 lati di un quadrato circoscritto al triangolo, mentre il Matto \u00e8 un punto centrale, equidistante dalle due figure geometriche. Il triangolo (arcani maggiori) rappresenta la dimensione spirituale e cio\u00e8, Dio; il quadrato (Arcani minori), la realt\u00e0 materiale, dominata dai quattro elementi, mentre il punto centrale, il Matto, \u00e8 l\u2019uomo, perno di giunzione fra il divino e ilmondo manifesto: egli si pone al centro di una mistica croce che unisce la realt\u00e0 fenomenica (asse orizzontale) a quella dei noumeni (asse verticale). Il Sacro Nome di Dio, nella tradizione ebraica, \u00e8 indicato dalle quattro lettere Iod, He, Vau, He: la lettera Iod \u00e8 associata al Padre (elemento fuoco, bastoni), He alla madre (acqua, coppe), Vau al Figlio (aria, spade) e He (terra, denaro) \u00e8 il prodotto di questa mistica unione, che genera la santa trinit\u00e0. Da questi brevi cenni, si comprende come il Libro dei Tarocchi possa essere considerato una sorta di enciclopedia delle scienze sacre. Nelle carte degli Arcani maggiori pu\u00f2, infatti, trovare riscontro la sapienza ermeticoalchemica e quella ebraicocabalistica, ma anche l\u2019astrologia e la magia cerimoniale, cos\u00ec come la psicologia sacra, compresa cos\u00ec bene dai custodi degli antichi misteri ed oggi pressoch\u00e9 dimenticata; in esse \u00e8 indicata la stessa via del Libero- Muratore, il cui scopo \u00e8 di costruire il proprio Tempio interiore mediante un cammino iniziatico attraverso cui, gradualmente, si aprono le porte della Verit\u00e0. I simboli espressi dai Tarocchi indicano, dunque, al ricercatore molteplici percorsi per l\u2019ottenimento dell\u2019unico risultato: la palingenesi e dunque, quel cambiamento ontologico del proprio stato, vero scopo di tutte le Iniziazioni, di tutte le scuole esoteriche e del sapere occulto delle stesse religioni. Non \u00e8 un caso che uno studioso di vasta competenza come Piotr Demianovitch Ouspensky abbia definito i Tarocchi come un libro di contenuto filosofico e psicologico, una sorta di sinossi delle scienze ermetiche in cui la cabala, l\u2019alchimia, l\u2019astrologia e la magia sono sistemi simbolici paralleli di psicologia e metafisica. Essi rappresentano, sotto forma di complessi simboli, un grande sistema psicologico, in grado di studiare il mondo dei fenomeni e fra questi l\u2019uomo, in modo unitario, non disgiunto dalla dimensione spirituale, ma fondato su di essa, da cui trae la sua stessa esistenza: un mezzo complesso e completo per conoscere s\u00e9 stessi e tracciare un intimo percorso che porti l\u2019essere disgiunto e frammentato alla soglia della vera individualit\u00e0, alla dimensione dell\u2019uomo totale. Seguendo questa traccia, appare chiaro come la comprensione non debba essere ricercata sui libri,manasca da un lavoro reale, poich\u00e9 occorre penetrare dentro di s\u00e9 per fare in modo che il fiore germogli. Gli Arcani maggiori possono essere studiati secondo una progressione numerica o, come ci ricordano Oswald Wirth e lo stesso Ouspensky, anche seguendo la legge della corrispondenza, disponendo le carte a coppie, la prima con l\u2019ultima, la seconda con la penultima, la terza con la terzultima e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>Gli Arcani maggiori<\/strong><\/p>\n<p>La carta che reca il numero 1 \u00e8 il Bagatto: raffigura un giovane biondo e di bell\u2019aspetto davanti ad un tavolo a tre gambe su cui si trovano una coppa, una spada e un denaro; in unamano recaunbastone e sul capo un cappello a forma di infinito. Questo giovane \u00e8 colui il quale pu\u00f2 fare, che entra in una via di perfezione interiore e, consapevolmente, adopera gli strumenti che l\u2019Arte riserva al proprio percorso interiore. Esprime l\u2019io cosciente e la volont\u00e0 di chi sa che per giungere al termine della via occorre volere, osare, sapere e tacere. Solo un essere simile potr\u00e0 ricevere la Luce massonica, perch\u00e9 potr\u00e0 guardare oltre il velo solo colui il quale, nella stessa vita profana,manifesti quelle qualit\u00e0 essenziali per incominciare il lavoro di sgrossamento di s\u00e9 stesso. Una volta espresso il proposito di iniziare il percorso, ci si accosta alla portadel Tempio custodito dalla Papessa (II): essa \u00e8 seduta su un trono, avvolta da un manto di porpora e ha in testa una tiara d\u2019oro sormontata dalla luna. In una mano reca il libro della Gnosi, nell\u2019altra le due chiavi d\u2019oro e d\u2019argento che indicanoal ricercatore la necessit\u00e0 di passare fra le due colonne, una bianca (Jakin) e l\u2019altra nera (Bohaz). Le due chiavi sono le forze che eternamente si contrappongono nell\u2019uomo: positiva e negativa, l\u2019azione e la reazione. Riuscir\u00e0 a passare oltre, per\u00f2, soltanto chi riconoscer\u00e0 l\u2019esistenza di una terza forza, quella neutralizzante, ovvero la Santaconciliazione fra gli opposti, indicata da una chiave non visibile come le prime due: chi sar\u00e0 in grado di sperimentare in s\u00e9 stesso tale processo avr\u00e0 imboccato la via per uscire dalla dualit\u00e0 e giungere all\u2019individualit\u00e0. Questo \u00e8 possibile grazie all\u2019intelligenza creativa, simboleggiata dall\u2019Imperatrice (III) che reca in una mano uno scettro e nell\u2019altra l\u2019aquila del potere. Ella stessa \u00e8 alata, sul capo una corona e la testa circondata da un\u2019aureola con dodici stelle; un fiore bianco sboccia al suo fianco, per ricordare che l\u2019intelletto non pu\u00f2 crogiolarsi passivamentenel turbine delle associazioni mentali che succhiano le energie vitali, ma attraverso il pensiero attivo, far risvegliare il lume dell\u2019intuizione e della conoscenza analogica. Proseguendo per questa via, dentro di noi prende forma l\u2019Imperatore (IV): egli \u00e8 seduto su un trono cubico, con i piedi ben fissi sul terreno, in manouno scettroegizioenell\u2019altro la sfera sormontata dalla croce; sull\u2019armatura il sole e la luna. Tale corrispondenza ci ricorda come la via incominci e termini nello stesso punto. Il corpo \u00e8 lo strumento a nostra disposizione e noi possiamo esserne vittima o padroni. Colui che impera \u00e8 seduto sul quadrato dei quattro elementi e dunque, conosce la natura materiale, non ne \u00e8 schiavo, ma \u00e8 assiso su di essa, poich\u00e9 \u00e8 il re del mondo e governa la propria natura fisica consaggezza, senza soggiogarla e, al contempo, senza subirla. Arriviamo alla carta del Papa (V): eccolo, con la sua tunica color porpora e la tiarad\u2019oro sul capo. Egli \u00e8 il grande maestro interiore che alberga dentro colui che cerca se stesso. Davanti al sommo sacerdote sono raffigurati due fedeli, che indicano uno la fede passiva e l\u2019altro l\u2019eterodossia del dubbio corrosivo. Essi, per\u00f2, devono riconoscere la superiore legge del Papa, poich\u00e9 bianco e nero non sono che lati speculari della totalit\u00e0 e soltanto colui che sta nel centro \u00e8 equidistante, non vittima della cecit\u00e0 del dogma e neppure figlio della ribellione contro-spirituale, ma principio equilibratore, fonte di pace e di silenzio, quel silenzio interiore cheaccompagna il cammino. La VI carta dei Tarocchi \u00e8 quella dell\u2019Innamorato. Giovane di bell\u2019aspetto, \u00e8 attorniato da due donne: l\u2019una tenta di trascinarlo con s\u00e9 verso il vizio; l\u2019altra, dall\u2019aspetto regale, si limita a poggiare una mano sulla sua spalla e indica la virt\u00f9. Per diventare un uomo vero, egli dovr\u00e0 riconoscere come il proprio scopo debba essere quello \u2013 come dice un Rituale massonico &#8211; di elevare templi alla virt\u00f9 e scavare oscure e profonde prigioni al vizio. Il ricercatore, infatti, ad un certopuntodel proprio viaggio interiore, \u00e8 costretto a fare una scelta: pu\u00f2 lasciar perdere, abbandonandosi ad una vita meccanica in cui non vi \u00e8 coscienza n\u00e9 volont\u00e0; una vita passiva, contraddistinta dal vorticoso alternarsi degli io che albergano in noi, ciascuno dei quali, mosso per mera reazione agli accadimenti esterni, in balia degli elementi e preso dalla frenesia assassina del divenire; pu\u00f2, al contrario, sentire la propria nullit\u00e0 e mettersi consapevolmente al lavoro per tentare una relazione con s\u00e9 stesso e riacquistare la dignit\u00e0 che il proprio scopo comporta. Se persevera, oltrepasser\u00e0 le sette porte della sapienza e potr\u00e0 salire sul Carro (VII) del trionfo. Trascinato da due sfingi, una biancaeuna nera, il Carro \u00e8 sormontato da un baldacchino alla cui sommit\u00e0 vi \u00e8 un cielo stellato: l\u2019iniziato ha conquistato padronanza di s\u00e9 ed ora pu\u00f2 trasmettere l\u2019Arte poich\u00e9 \u00e8 maestro venerabile, ma la volont\u00e0 e la coscienza non si sono ancora pienamente fissate in lui e il Carro trionfale potr\u00e0 pur sempre essere trascinato dalle sfingi in questa o in quella direzione non desiderata. Per questa ragione, \u00e8 necessario cristallizzare i risultati fin qui ottenuti in un centro di gravit\u00e0 permanente, fino ad udire la voce del padrone \u2013 il s\u00e9 \u2013, la cui lingua \u00e8 compresa anche dal cocchiere, l\u2019intelletto, e consente a questi di farsi obbedire dalle due sfingi, le emozioni, per condurre, infine, il carro, il corpo, nella direzione voluta. Chi cerca viene privato dalle illusioni e arranca, poich\u00e9 non \u00e8 in grado di vivere sulla terra senza di esse. Se vi riesce avr\u00e0 riconosciuto una legge interiore, poich\u00e9 avr\u00e0 sentito la presenza di un ordine dentro di s\u00e9. Ecco la Giustizia (VIII) che ristabilisce l\u2019equilibrio. Nel silenzio \u00e8 possibile sentire una vibrazione di un altro livello: lontani dal frastuono e dalla distrazione, occorre cingersi di un mantello che isoli dal chiasso dei molteplici io caotici e faccia riscoprire il gusto per la solitudine. L\u2019iniziato sar\u00e0 allora come l\u2019Eremita (IX), il cui bastone, sul quale si avviluppa il serpente della mobilit\u00e0, altro non \u00e8 se non il Caduceo ermetico (percorso interiore). Il manto da cui \u00e8 coperto ricorda il grembiule indossato dal Massone per proteggersi dalle schegge durante il lavoro di levigazione della Pietra del s\u00e9, che da grezza deve diventare cubica, e corrisponde al nero mantello del Superiore Incognito delMartinismo che, ad un certo livello di comprensione, si isola interiormentedalla realt\u00e0 profana, essendo come i mistici gnostici nel mondo ma non del mondo. Chi prosegue il proprio cammino vede come la vita ordinaria sia costellata dall\u2019alternarsi di entusiasmo e depressione, esattamente come le stagioni, contraddistinte da solstizi ed equinozi, in un eterno ritorno espresso dalla Ruota della fortuna (X) che, per\u00f2, \u00e8 solo l\u2019ombra del qui ed ora, in cui tutto ci\u00f2 che accade \u00e8 il presente. In esso non vi sono alternanze, c\u2019\u00e8 solo l\u2019essere immobile che vede, allo stesso modo della sfinge impressa su questa carta, e resta fermo nella pienezza della raggiunta pace. L\u2019XI carta \u00e8 la Forza: con sguardo distaccato, una donna chiude le fauci di un feroce leone, senza opporre ad esso un\u2019energia brutale, ma imponendo il proprio volere con la dignit\u00e0 di chi conosce bene l\u2019animalit\u00e0 della bestia. Il corpo, infatti, non deve essere soggiogato con violenza, ma addomesticato, poich\u00e9 non \u00e8 un nemico, ma un fedele alleato. Per questo, l\u2019intelletto deve conoscere il linguaggio del fisico e delle emozioni, per parlar loro con autorit\u00e0 ma senza tentare di imporre ciecamente le proprie decisioni. Soltanto colui che pu\u00f2 sacrificare tutto pu\u00f2 fare tutto: \u00e8 questo l\u2019insegnamento dell\u2019Appeso (XII), l\u2019impiccato che indica l\u2019uomo che ha visto la verit\u00e0. Per lui, la vera vita \u00e8 capovolta rispetto a quella illusoria e vegetativa della propriameccanicit\u00e0. Chi riesce a rinunciarvi potr\u00e0 ottenere grandi conquiste. Solo chi non \u00e8 pi\u00f9 incatenato alla propria immagine, alle proprie certezze, alla propria personalit\u00e0, potr\u00e0 riconoscere in s\u00e9 l\u2019essenza. Solo chi non \u00e8 schiavo pu\u00f2 essere libero. Per rinascere ad una nuova condizione occorre prima morire. La Morte (XIII), per\u00f2, \u00e8 una conquista non facile, ma indispensabile per nascere nudi di fronte a s\u00e9 stessi, senza il proprio fagotto pieno di cose inutili accumulate nella vita inconsapevole. La prima operazione dell\u2019Alchimia \u00e8 la Nigredo, la cosiddetta Opera al nero che si compie soltanto quando la materia (l\u2019uomo) si decompone, divenendo nera come la pece: andando dentro s\u00e9 stessi, nelle zone pi\u00f9 profonde, quelle pi\u00f9 intime, si potr\u00e0 morire a questa vita e, abbandonando il proprio modo abituale di pensare e di vivere, si potr\u00e0 risorgere, come la fenice, dalle fiamme che bruciano nel forno in cui la materia grossolana \u00e8 destinata a trasformarsi in aurea. Lamorte\u00e8, perci\u00f2, laprima meta di un lungo percorso iniziatico, attraverso il quale, sciogliendo i legacci di una vita vissuta male, il ricercatore diviene indulgente con la propria condizione, rappresentata ora dalla Temperanza (XIV), grazie alla quale emerge la virt\u00f9, la moderazione e l\u2019equidistanza da ogni cosa. Essa \u00e8 raffigurata con due ali bianche, come angelo rappresenta il Tempo; sulla sua fronte c\u2019\u00e8 il cerchio. Questo \u00e8 il segno dell\u2019eternit\u00e0, il segno della vita. Solo dissolvendo il volatile e volatilizzando il fisso si potr\u00e0 scorgere il tesoro che nasce dal metallo volgare. \u00c8 l\u2019insegnamento della XV carta, il Diavolo. Raffigurato con la mostruosa testa di capro del Baphomet templare, con il corpo da donna e le ali da pipistrello, tale simbolo esprime l\u2019esistenza materiale, la corporeit\u00e0, la terra madre, la propria fisicit\u00e0, che non va rifuggita e distrutta, ma che \u00e8 il veicolo per l\u2019evoluzione interiore, il lasciapassare per il Cielo. Il Diavolo \u00e8 la porta per ottenere il Paradiso, perch\u00e9 l\u2019Iniziato, vivendo appieno il proprio corpo, sentendolo senza subirlo passivamente, ne diviene il padrone e pu\u00f2 condurlo dove vuole. Questo \u00e8, perci\u00f2, uno strumento prezioso a disposizione degli esseri umani, che possono farne un uso fruttuoso o, al contrario, condurlo alla rovina. Nel primo caso, diverr\u00e0 la materia in cui si condensano le energie superiori, mentre nel secondo, il risultato sar\u00e0 la propria autodistruzione e la disperazione. Chi spera di ottenere risultati senza un vero lavoro su di s\u00e9, primaopoi dovr\u00e0 fare i conti con la realt\u00e0; le proprie illusorie pretese conquiste interiori cadranno come colpite da una saetta, allo stesso modo della Torre (XVI): non si pu\u00f2mentire a s\u00e9 stessi, perch\u00e9 la natura odia l\u2019inganno e l\u2019uomo non pu\u00f2 sottrarsi alle sue leggi. Chi sente la necessit\u00e0 di ritrovarsi, infatti, non pu\u00f2 fremere d\u2019impeto, ma lavora pazientemente, perch\u00e9 lo scopo \u00e8 quello di tornare alla propria condizione primigenia, in armonia con il Raggio di Creazione, che racchiude in s\u00e9 le sacre leggi del cosmo, comprensibili attraverso le Stelle (XVII). \u00c8 qui, nel buio, che i costruttori del Tempio, rimasti orfani, scorgono un ramo d\u2019acacia, simbolo della presenza della tomba del maestro Hiram: dopo la sua uccisione, la Fiamma della Tradizione sembrava essersi spenta e la parola perduta; le spoglie del Maestro finalmente ritrovate indicano che la catena non si \u00e8 spezzata e che gli operai possono nuovamente udire la parola sacra, riannodando, cos\u00ec, l\u2019invisibile filo della corda fraterna. La notte, per\u00f2, \u00e8 illuminata da una pallida luce d\u2019argento, quella della Luna (XVIII), a causa della quale i colori della realt\u00e0 sono deformati. Bisogna dunque rifuggire dalle teorie erronee e riconoscere che il lavoro su di s\u00e9 non \u00e8 ancora terminato: ci si trova nella fase alchemica dell\u2019Opera al bianco, la cosiddetta Albedo, in cui la materia (l\u2019uomo) \u00e8 quasi giunta al proprio scopo, ma non ancora del tutto. Dopo la notte lunare, il Sole (XIX), comunque, risorge sempre e la sua aurea luce spazza via i tetri colori notturni: la Grande Opera si compie. Ecco la Rubedo, l\u2019Opera al Rosso, grazie alla quale il fanciullo viene incoronato Re e il piombo si trasmuta in Oro. L\u2019essereumano, una volta in preda a forze contrapposte, ha ora trovato, nell\u2019armonia dei due, la sua vera natura, in cui uomo e donna sono Uno. Padre, madre e figlio (intelletto, emozioni e corpo) parlano adesso un\u2019unica lingua e attendono liberi che si compia il Giudizio (XX) finale, poich\u00e9 vitaemortenon hanno pi\u00f9potere. La realt\u00e0 quotidiana assume allora un nuovo significato. Il Mondo (XXI) appare cos\u00ec com\u2019\u00e8, racchiuso dalla ghirlanda del tempo ciclico che ritorna all\u2019origine, contraddistinto dai quattro elementi, ma non fa pi\u00f9 paura, perch\u00e9 il ricercatore ha sperimentato direttamente la via. Il triangolo adesso \u00e8 tracciato dentro di s\u00e9, perch\u00e9 in colui che ha preso coscienza della propria nullit\u00e0 si \u00e8 cristallizzata l\u2019influenza spirituale. Egli ora \u00e8 parte del tutto, dell\u2019assoluto ed \u00e8 come il Matto, carta che non \u00e8 indicata da alcunnumero ed \u00e8 quindi equivalente allo zero. Lo zero metafisico \u00e8 l\u2019Ain Soph della tradizione ebraica, che \u00e8 al di l\u00e0 del cosciente e del razionale, l\u2019assoluto che avvolge il relativo, antenato degli dei e degli uomini, oltre il bene e ilmale. La condizione finale \u00e8 quella dell\u2019individuo assoluto, colui che unisce il Divino (arcani maggiori) con la realt\u00e0 fenomenica (arcani minori), figlio del Padre e al tempo stesso madre di questo mondo, nel quale il tutto \u00e8 uno e l\u2019uno \u00e8 tutto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vera comprensione dei Tarocchi apre l\u2019essere umano alla conoscenza di s\u00e9. 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