{"id":1850,"date":"2011-08-16T11:06:18","date_gmt":"2011-08-16T09:06:18","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1850"},"modified":"2017-10-16T15:21:14","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:14","slug":"la-gratitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/la-gratitudine\/","title":{"rendered":"La Gratitudine"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perch\u00e9 oltre che el beneficare per s\u00e9 medesimo senza altro obietto \u00e8 cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno s\u00ec grato che ricompensa tutte le ingratitudini degli altri. (N. Guicciardini, Ricordi politici e civili)<\/strong><\/p>\n<p><em>D. B. \u2013 Loggia Il Dovere, Lugano<\/em><\/p>\n<p><strong>Le ragioni dell\u2019ingratitudine<\/strong><\/p>\n<p>La gratitudine, storicamente, \u00e8 stata pressoch\u00e9 costantemente considerata una merce piuttosto rara e preziosa, mentre il suo antonimo, cio\u00e8 l\u2019ingratitudine pare sia sempre esistita. Il problema \u00e8 che con il passare degli anni, invece di diminuire, sembra ormai dilagare in modo preoccupante, soprattutto nel mondo contemporaneo. Non \u00e8 il caso di intraprendere studi antropologici e sociologici per quantificare esattamente questa evidente tendenza; sembra invece pi\u00f9 utile interrogarsi sulle ragioni che spingono molti individui a comportarsi in modo ingrato. Le ragioni che mi vengono in mente in questo momento potrebbero essere le seguenti: in primo luogo si potrebbe pensare che la gratitudine \u00e8 una forma di debolezza. Chi \u00e8 forte non deve ringraziare nessuno perch\u00e9 si basa solo sulle sue proprie forze e non fa affidamento su terzi per risolvere i propri problemi. Oppure si potrebbe pensare che la gratitudine sia una forma antiquata di regole ormai superate. Si tratterebbe di gesti cavallereschi ormai del tutto inattuali e per certi aspetti ridicoli. Un po\u2019 come quei pedanti codici comportamentali caratteristici dei \u201cbeaux gestes\u201d in uso nel Romanticismo. Qualcuno potrebbe anche assimilare la gratitudine ad un riconoscimento indiretto, ma piuttosto trasparente, di una sorta di debito nei confronti di una o pi\u00f9 persone. E dal momento che a nessuno piace avere dei debiti, analogicamente a nessuno dovrebbe far piacere mostrare dei sentimenti o delle semplici espressioni di gratitudine. In ultima analisi si potrebbe anche sostenere che il termine \u201cgratitudine\u201d non rinvia a qualche entit\u00e0 concreta e tangibile. In altre parole si tratterebbe di concetti non suscettibili di verificazione e quindi sprovvisti di senso. Chi abbraccia una filosofia di tipo neopositivistico sostiene che nozioni come quelle di gratitudine, non essendo riconducibili ad entit\u00e0 ben attestate, dovrebbero essere bandite da un discorso con ambizioni di oggettivit\u00e0 e rigore. A questo punto due questioni ci sembrano ineludibili: in primo luogo valutare da un punto di vista argomentativo la validit\u00e0 e la forza dei ragionamenti summenzionati. In secondo luogo si tratter\u00e0 di valutare anche dalla prospettiva dell\u2019etica massonica la giustificazione fornita dagli argomenti suesposti.<\/p>\n<p><strong>Valutazione logica degli argomenti<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019attendibilit\u00e0 logica di questi argomenti possiamo osservare che la forza di una persona non risulta aumentare se non d\u00e0 prova di gratitudine. Caso mai \u00e8 vero esattamente il contrario. Quando una persona dimostra gratitudine si fa voler bene, attira le simpatie della gente che \u00e8 pronta a rinnovargli volentieri ulteriori aiuti. Inoltre fondare la forza sull\u2019autonomia \u00e8 del tutto illusorio. Da quando ci alziamo alla mattina a quando ci corichiamo alla sera, compiamo una serie di atti che dipendono da altri. Senza il contributo di una fitta rete di persone, l\u2019uomo non pu\u00f2 compiere i gesti pi\u00f9 ordinari, bere un bicchier d\u2019acqua, accendere una lampadina\u2026 Si pensi solamente a quante persone sono coinvolte affinch\u00e9 noi possiamo fare colazione alla mattina. C\u2019\u00e8 il lavoro del contadino, il lavoro del trasportatore, del commerciante, il lavoro di chi ha costruito il fornello elettrico sul quale facciamo scaldare il latte\u2026Il nostro lavoro rappresenta cos\u00ec un debito che noi abbiamo contratto usufruendo del lavoro altrui. Quindi c\u2019\u00e8 una solidariet\u00e0 orizzontale dei cittadini che si scambiano vicendevolmente i loro servizi e una solidariet\u00e0 verticale che ci permette di trarre profitto dai lavori dei nostri antenati, che ci obbligano moralmente a lavorare per i nostri successori. Come si vede credere di dimostrare forza puntando sull\u2019autonomia o su una specie di autarchia personale \u00e8 quantomeno utopico.<\/p>\n<p>Che la gratitudine possa essere considerata una forma arcaica di regole, non significa che tali regole non possano ancora oggi essere perfettamente attuali. Ci sono regole antichissime che non per questo sono oggi inattuali. La regola di lavarsi le mani prima di sedersi a tavola a mangiare potr\u00e0 essere antica, ma non per questo dobbiamo considerarla sorpassata. Una consuetudine tramandata da generazioni non diventa ridicola solo per il fatto di essere stata adottata in tempi molto remoti. Se lo scopo per la quale \u00e8 stata diffusa esiste ancora, non c\u2019\u00e8 nessuna ragione per ritenere che un simile comportamento socialmente utilissimo possa, con il trascorrere del tempo, diventare ridicolo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019idea che manifestare gratitudine a qualcuno significhi riconoscere un debito verso la persona in questione, possiamo rispondere osservando che questo genere di debiti sono praticamente, per un essere sociale come l\u2019uomo, inevitabili. E dal momento che, come abbiamo visto sono imprescindibili, la condotta pi\u00f9 razionale \u00e8 quella di prenderne atto e di fare in modo che la gente che ci circonda si senta gratificata e aperta nei nostri confronti. All\u2019ultima obiezione \u2013 quella che ritiene il termine \u201cgratitudine\u201d sprovvisto di senso perch\u00e9 non sottoponibile a verifica \u2013 si pu\u00f2 rispondere prima di tutto che il concetto di \u201cgratitudine\u201d pu\u00f2 in s\u00e9 apparire vago e aleatorio, ma che i comportamenti che manifestano questo stato d\u2019animo sono tuttavia intersoggettivi. Ognuno pu\u00f2 verificare la gratitudine di qualcuno sulla base di atti concretissimi. Una telefonata, una lettera, un regalo sono gesti che traducono inequivocabilmente un sentimento di riconoscenza o di gratitudine. Comunque, ammesso e non concesso che il termine non possa essere tradotto in azioni o fatti constatabili, ci\u00f2 non \u00e8 ancora sufficiente per considerarlo sprovvisto di senso. I termini teorici di cui si avvale la scienza moderna non sono osservabili ma sono tuttavia reali perch\u00e9 confermati dalla consistenza logica delle teorie nelle quali compaiono. Termini quali elettrone, campo elettrico, temperatura bench\u00e9 inosservabili o evidenziabili empiricamente sono nondimeno perfettamente significanti.<\/p>\n<p><strong>Il privilegio dell\u2019Architettura<\/strong><\/p>\n<p><strong>Morale massonica e gratitudine<\/strong><\/p>\n<p>Mostrare che le ragioni dell\u2019ingratitudine sono molto deboli \u00e8 senz\u2019altro un incentivo ad aprirsi alla gratitudine, incentivo che pu\u00f2 ulteriormente rafforzarsi sulla base di considerazioni etiche. Specialmente per noi Massoni, che non possiamo certo accontentarci della fragilit\u00e0 degli argomenti a favore dell\u2019ingratitudine per coinvolgerci totalmente verso un atteggiamento che dovrebbe costituire un tratto sostanziale della nostra personalit\u00e0, \u00e8 indispensabile trovare un Fondamento pi\u00f9 stabile a tale nobile stato d\u2019animo. A questo proposito restano insuperate le riflessioni di Kant il quale distingueva le azioni compiute per dovere, le uniche che possono essere propriamente chiamate morali, da quelle legali, cio\u00e8 compiute solo conformemente al dovere, cio\u00e8 sotto la spinta delle inclinazioni sensibili che mirano tutte alla felicit\u00e0. L\u2019esempio fornito da Kant chiarisce questa distinzione fondamentale: \u201c\u00c8 certamente conforme al dovere che il venditore al minuto non si approfitti dell&#8217;inesperto cliente, cosa che non fa mai nel commercio in grande l&#8217;accorto mercante; egli stabilisce piuttosto un prezzo fisso, uguale per tutti, di modo che un fanciullo pu\u00f2 comperare da lui con la medesima sicurezza di chiunque altro. Si \u00e8 dunque serviti lealmente; ma questo non \u00e8 neanche lontanamente sufficiente per convincersi che il mercante s&#8217;\u00e8 comportato in tal modo per dovere e per principi di probit\u00e0; il suo tornaconto lo esigeva, e non si pu\u00f2 qui supporre ch&#8217;egli dovesse provare inoltre per i suoi clienti un tale trasporto immediato da essere Indotto a non fare, per una qualche specie di affetto, prezzi pi\u00f9 vantaggiosi all&#8217;uno piuttosto che all&#8217;altro. Ecco dunque un&#8217;azione che \u00e8 stata compiuta non per dovere n\u00e9 per inclinazione immediata,ma solamente con una intenzione interessata \u00bb. (Da Fondamenti della metafisica dei costumi, La Nuova Italia, 1938, p. 74). L\u2019etica kantiana \u00e8 detta rigoristica nel senso che per essa un\u2019azione motivata dal desiderio della felicit\u00e0 non pu\u00f2 per ci\u00f2 stesso avere un valore morale. Lo ha solo l\u2019azione compiuta per dovere. E quando possiamo essere sicuri che un\u2019azione \u00e8 compiuta unicamente per dovere? Anche qui Kant fornisce una soluzione che ogni Massone credo possa sottoscrivere. \u00abNiente &#8211; scrive Kant nei &#8220;Fondamenti&#8221; &#8211; pu\u00f2 essere pensato che sia incondizionatamente buono all&#8217;infuori di una volont\u00e0 buona\u00bb. Per volont\u00e0 buona s&#8217;intende una volont\u00e0 la quale, determinata a compiere ci\u00f2 che essa sa essere il proprio dovere, nulla tralascia perch\u00e9 esso sia compiuto. E come pu\u00f2 la ragione determinare la volont\u00e0 ad agire indipendentemente dalla materia del volere? Ci\u00f2 \u00e8 possibile solo ammettendo che ci\u00f2 che viene prescritto alla volont\u00e0 sia semplicemente la forma di una legislazione universale. Non \u00e8 che la volont\u00e0 non abbia sempre un oggetto (materia), perch\u00e9 quando si vuole, si vuole sempre qualcosa, ma si vuol dire che questa materia non \u00e8 motivo determinante. In altri termini, ci\u00f2 che rende morale un&#8217;azione non \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 voluto, ma il fatto che \u00e8 voluto secondo una massima che pu\u00f2 anche valere come legge universale. Ebbene le formule della legge morale che Kant ci ha lasciato sono le seguenti:<\/p>\n<ol>\n<li>Agisci in modo che la massima della tua volont\u00e0 possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale.<\/li>\n<li>Agisci in modo da trattare l&#8217;umanit\u00e0, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre come fine e mai semplicemente come mezzo.<\/li>\n<li>Agisci in modo che la volont\u00e0, in base alla massima, possa considerare allo stesso tempo s\u00e9 stessa come universalmente legislatrice.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Con queste formulazioni Kant non intende introdurre un nuovo principio di moralit\u00e0, ma solo stabilire una formula che permetta di riconoscere con chiarezza la moralit\u00e0 di una massima di condotta. Infatti la coscienza ordinaria ha senz\u2019altro la coscienza del dovere ma questa \u00e8 influenzata altres\u00ec dai desideri e dalle inclinazioni sensibili. Ebbene la morale kantiana, come quella massonica, aiuta a separare questa mescolanza<\/p>\n<p>tra i principi eterogenei del dovere e della felicit\u00e0. Esistono quindi due specie di imperativi: ipotetico e categorico, a seconda che la ragione comandi \u00e8 comando condizionato (precetto); il secondo \u00e8 comando incondizionato o categorico (legge). Ogni Massone dovrebbe imparare a distinguere ci\u00f2 che spesso nella coscienza comune appare mescolato. Ci\u00f2 conferisce una conoscenza pi\u00f9 chiara della legge morale e allo stesso tempo ne accresce l\u2019influenza sul nostro animo.<\/p>\n<p><strong>Letture consigliate\u00a0<\/strong><br \/>\nBERGSON H., Le due fonti della morale e della religione, 1932.<br \/>\nDURKHEIM E., Sociologia e Filosofia, 1925.<br \/>\nFREUD S., Il disagio della civilt\u00e0, 1929.<br \/>\nKANT E., Fondazione della metafisica dei costumi, 1785.<br \/>\nKANT E., Critica della ragion pratica, 1788.<br \/>\nNIETZSCHE F., Genealogia della morale, 1887.<br \/>\nWIRTH O., La Massoneria resa comprensibile ai suoi adepti, 3 vol., Atanor, Roma 1985<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perch\u00e9 oltre che el beneficare per s\u00e9 medesimo senza [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1850","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1850","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1850"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1850\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1851,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1850\/revisions\/1851"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1850"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1850"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1850"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}