{"id":1897,"date":"2013-12-16T14:49:19","date_gmt":"2013-12-16T13:49:19","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1897"},"modified":"2017-10-16T15:21:12","modified_gmt":"2017-10-16T13:21:12","slug":"il-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/il-lavoro\/","title":{"rendered":"Il lavoro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Se il compito dell\u2019Apprendista \u00e8 quello di imparare, dal Compagno ci si attende che sappia mettere in pratica ci\u00f2 che ha appreso. Il lavoro \u00e8 quindi al centro dell\u2019attivit\u00e0 del Compagno ed \u00e8 appunto su questo tema che vorrei attirare la vostra attenzione.<\/strong><\/p>\n<p><em>D. B., Loggia Il Dovere, Lugano<\/em><\/p>\n<p><strong>Il lavoro nell\u2019antichit\u00e0 e nel Medio-Evo<\/strong><\/p>\n<p>Tradizionalmente il lavoro \u00e8 stato percepito come un\u2019attivit\u00e0 forzata e penosa. Si pensi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8211; Alla sentenza divina nella Bibbia: \u201cTu guadagnerai il tuo pane con il sudore della tua fronte\u201d<\/p>\n<p>&#8211; O al mito dell\u2019et\u00e0 d\u2019oro, un\u2019epoca felice nella quale l\u2019uomo non aveva bisogno di lavorare. Parlando dei primi uomini, Platone dice che: \u201c Avevano frutti abbondanti dagli alberi e da molte altre piante, che nascevano non ad opera dell\u2019agricoltura, bens\u00ec perch\u00e9 la terra li produceva spontaneamente\u2026\u00c8 facile, aggiunge Platone, giudicare che gli uomini di allora erano infinitamente pi\u00f9 felici di quelli di oggi\u201d (Il Politico, 272\u00b0)<\/p>\n<p>&#8211; La lingua stessa traduce questo concetto: L\u2019etimologia di lavoro, in francese, travail, viene dal latino popolare tripalium, che designa sia uno strumento al quale si sottomettevano i cavalli per ferrarli, sia uno strumento di tortura. Tripaliare (in latino volgare) significa torturare.<\/p>\n<p>&#8211; Si parla anche di travaglio nel caso di donne che stanno partorendo per sottolinearne la sofferenza. Per i greci il lavoro ha sempre rappresentato la miseria e non certo la nobilt\u00e0<\/p>\n<p>dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Callicle, nel Gorgia di Platone, afferma che l\u2019uomo che lavora con le mani, va disprezzato, va chiamato banausos per offenderlo e addirittura sembra che nessuno avrebbe voluto dare la propria figlia come sposa ad un costruttore di utensili. Per Aristotele gli \u201coperai meccanici\u201d non avevano neppure diritto di cittadinanza tant\u2019\u00e8 che li aveva relegati al rango di schiavi.<\/p>\n<p>Marco Terenzio Varrone, parlando degli strumenti con cui si lavora la terra, li divide in tre categorie: strumenti parlanti (=schiavi), strumenti semiparlanti (=buoi), strumenti muti ( =gli utensili) L\u2019opposizione tra schiavi e liberi si estendeva all\u2019opposizione tra tecnica e scienza, tra forme di conoscenza legate alla manipolazione e una conoscenza pura espressa nella contemplazione della verit\u00e0. Il disprezzo per gli schiavi, considerati inferiori per natura, si ampliava cos\u00ec alle attivit\u00e0 che essi esercitavano.<\/p>\n<p>Le sette arti liberali del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica, astronomia) si chiamavano liberali perch\u00e9 erano le arti proprie degli uomini liberi in quanto contrapposti ai non liberi o schiavi che esercitavano le arti meccaniche o manuali.<\/p>\n<p><strong>La rivalutazione del lavoro manuale<\/strong><\/p>\n<p>Per una rivalutazione della vita attiva bisogner\u00e0 attendere fino al 1400. L\u2019elogio delle mani, che \u00e8 presente nei testi di Giordano Bruno, la difesa delle arti meccaniche, che compare in tanti testi di ingegneri e di costruttori di macchine del 1500 e che viene ripresa da Bacone e Galileo possono essere compresi e valorizzati pienamente solo tenendo conto del contesto storico nel quale emergono.<\/p>\n<p>Per rendersi conto dell\u2019importanza e del significato di queste prese di posizione in difesa del lavoro manuale nonch\u00e9 del suo valore culturale vale la pena di ricordare che alla voce \u201cm\u00e9canique\u201d il Dictionnaire fran\u00e7ais di Richelet (pubblicato nel 1680) riceveva ancora la seguente definizione : \u201cil termine meccanico, in riferimento alle arti, significa ci\u00f2 che \u00e8 contrario a liberale e onorevole : ha senso di basso, villano, poco degno di una persona onesta.\u201d Le tesi di Callicle quindi sono tutt\u2019altro che tramontate ancora nel Seicento.<\/p>\n<p>L\u2019illuminismo, che assume la Rivoluzione scientifica come modello di razionalit\u00e0, prosegue l\u2019opera di rivalutazione del lavoro empirico soprattutto nell\u2019Encyclop\u00e9die dove Denis Diderot colloca le arti ed i mestieri in una posizione centrale. Anche Jean-Jacques Rousseau, nei suoi scrittipedagogici, illustrando l\u2019educazione che dovrebbe essere impartita ad Emilio, prende il lavoro manuale ad esempio di un apprendimento produttore di socievolezza e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Hegel contribuisce a sua volta a rivalutare il lavoro. Memorabile \u00e8 l\u2019episodio dialettico del padrone e dello schiavo. Due uomini lottano uno contro l\u2019altro. Uno \u00e8 coraggioso, accetta di rischiare la vita nel combattimento, mostrando cos\u00ec che \u00e8 un uomo libero. L\u2019altro, che non osa rischiare la sua vita, si sottomette. Il vincitore non uccide il suo prigioniero, al contrario lo conserva come testimone e specchio della sua vittoria. Tale \u00e8 lo schiavo, il servus, colui che alla lettera \u00e8 stato conservato. Il padrone obbliga lo schiavo al lavoro, mentre lui si gode la vita. Il padrone non coltiva il suo giardino, non fa cuocere i suoi alimenti, non costruisce la sua casa. Ha il suo schiavo per questo. Il padrone non conosce pi\u00f9 i rigori del mondo materiale perch\u00e9 ha interposto uno schiavo tra il mondo e lui. Ma il padrone viziato dall\u2019ozio, presto non sa pi\u00f9 far niente. Per contro lo schiavo, costantemente occupato a lavorare, impara a vincere la natura utilizzando le leggi della materia e recupera una certa forma di libert\u00e0 (il dominio della natura) con le sue scoperte tecniche. Attraverso una conversione dialettica esemplare, il lavoro servile gli rende la sua libert\u00e0. Fu un uomo pavido, rinunci\u00f2 alla sua libert\u00e0 per non morire, ridiventa ora un uomo libero ponendosi come libert\u00e0 ingegnosa contro la natura che assoggetta al momento stesso in cui il padrone, che non sa pi\u00f9 lavorare, ha sempre pi\u00f9 bisogno del suo schiavo e diventa il qualche modo lo schiavo dello schiavo.<\/p>\n<p>Quindi la dinamica servo padrone (che corrisponde al tipo di societ\u00e0 del mondo antico) \u00e8 destinata a mettere capo ad una paradossale inversione di ruoli, ossia ad una situazione per cui il padrone diventa servo del servo e il servo padrone del padrone. Infatti, il padrone, che inizialmente appariva indipendente, nella misura in cui si limita a godere passivamente del lavoro altrui, finisce per rendersi dipendente dal servo. Invece quest\u2019ultimo, che inizialmente appariva dipendente, nella misura in cui padroneggia e trasforma lecose da cui il signore riceve il proprio sostentamento, finisce per rendersi indipendente. Il lavoro appare allora, come per noi Massoni, l\u2019espressione della libert\u00e0 riconquistata.<\/p>\n<p>Il lavoro quindi non contribuisce solo a rendere pi\u00f9 abitabile, pi\u00f9 umano il nostro ambiente naturale ma il lavoro umanizza anche il lavoratore. Ogni lavoro, diceva Emmanuel Mounier, travaille \u00e0 faire un homme en m\u00eame temps qu\u2019une chose (contribuisce alla costruzione di un uomo contemporaneamente alla costruzione di una cosa). Si tratta di un principio fondamentale in Massoneria. Sia prima che dopo il Fr. Anderson il nostro Ordine si \u00e8 costantemente definito un\u2019istituzione che vede nel lavoro un mezzo di perfezionamento, uno strumento indispensabile nella ricerca della verit\u00e0. Nella Massoneria operativa il lavoro era sostanzialmente quello relativo alle edificazioni di cattedrali. Con l\u2019avvento della Massoneria speculativa esso \u00e8 diventato un\u2019attivit\u00e0 costante volta al miglioramento spirituale dell\u2019iniziato. Lavorare \u00e8 forse il miglior esorcismo contro l\u2019egoismo naturale. Lavorare significa uscire da s\u00e9 stessi. Gli psichiatri applicano questo principio quando prescrivono un lavoro ai loro pazienti. Il malato mentale a cui si consegna un piccolo lavoro ritrova un qualche equilibrio e si rende utile, si occupa, si dimentica un po\u2019 di s\u00e9 stesso. Il lavoro d\u00e0 all\u2019esistenza un ordine, una regolarit\u00e0 salutari. Il tempo nel quale vive l\u2019ozioso \u00e8 discontinuo ed eterogeneo; scorre al ritmo capriccioso delle passioni. Il tempo del lavoratore, regolato dagli orari, impone alla vita un equilibrio salubre.<\/p>\n<p>Inoltre il lavoro contribuisce ad inserire le persone nel tessuto sociale. Lavorare significa trovare un suo posto nella societ\u00e0 di cui tutti gli elementi sono solidali. L\u2019uomo non pu\u00f2 compiere i gesti pi\u00f9 ordinari, bere un bicchier d\u2019acqua, accendere una lampadina\u2026senza usufruire del lavoro degli altri. Si pensi solamente a quante persone sono coinvolte affinch\u00e9 noi possiamo vestirci alla mattina. C\u2019\u00e8 il lavoro dei contadini e degli allevatori per il reperimento della materia prima, il lavoro dei conducenti che trasportano i prodotti, dei commercianti, il lavoro dei tecnici che hanno costruito i telai che servono a fabbricare gli indumenti\u2026Il nostro lavoro rappresenta cos\u00ec un debito che noi abbiamo contratto usufruendo del lavoro altrui. Esiste una sorta di solidariet\u00e0 sincronica dei lavoratori che si scambiano vicendevolmente i loro servizi e una solidariet\u00e0 diacronica che ci permette di trarre profitto dai lavori di chi ci ha preceduto e che dovrebbe obbligarci moralmente a lavorare per chi verr\u00e0 dopo di noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se il compito dell\u2019Apprendista \u00e8 quello di imparare, dal Compagno ci si attende che sappia mettere in pratica ci\u00f2 che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1897","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1897","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1897"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1897\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1898,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1897\/revisions\/1898"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}