{"id":1964,"date":"2017-10-23T14:03:08","date_gmt":"2017-10-23T12:03:08","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=1964"},"modified":"2017-10-23T14:03:37","modified_gmt":"2017-10-23T12:03:37","slug":"massoneria-e-crisi-dei-valori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/massoneria-e-crisi-dei-valori\/","title":{"rendered":"Massoneria e crisi dei valori"},"content":{"rendered":"<p><strong>Parrebbe del tutto lecito parlare dell\u2019esistenza di una crisi della morale, in quanto non\u00a0c\u2019\u00e8 settore della societ\u00e0 (famiglia, scuola, lavoro, sport\u2026) che non lamenti un calo preoccupante\u00a0del suo livello. A conferma di questa evidenza si possono inoltre aggiungere\u00a0i numerosi episodi di scandali e corruzione che regolarmente travolgono personalit\u00e0\u00a0dalle quali ci si aspetta, per il posto che occupano, un comportamento irreprensibile ed\u00a0esemplare.<\/strong><\/p>\n<p><em>D. B.<\/em><\/p>\n<p>Eppure non tutti sono convinti di una tale evidenza. Per esempio il sociologo francese Raymond Boudon, nel suo libro Declino della morale ? Declino dei valori ? \u00e8 persuaso che la tesi secondo la quale il passaggio dalla modernit\u00e0 alla postmodernit\u00e0 coincida con lo sgretolarsi dei valori tradizionali come la famiglia, il lavoro, la religione, la politica, l\u2019istruzione, la dignit\u00e0 della persona \u00e8 smentita dai fatti. Inchieste statistiche relative a questi temi mostrerebbero che i giovani dispongono di un sistema di valori ben strutturato che metterebbe in evidenza una sostanziale continuit\u00e0 con quello delle generazioni precedenti. L\u2019impressione di declino verticale dei valori sarebbe imputabile, secondo Boudon, all\u2019effetto perverso generato dai mass-media che costruirebbero artificialmente realt\u00e0 distorte.<\/p>\n<h2>La crisi dei fondamenti dell\u2019etica<\/h2>\n<p>Ebbene, se la questione del crollo dei valori morali \u00e8 piuttosto controversa, la convinzione dell\u2019esistenza di una crisi dell\u2019etica, per almeno una buona parte del XX\u00b0 secolo, \u00e8 una constatazione accettata quasi unanimemente. Non si tratta chiaramente di una crisi che concerne la produzione di opere consacrate all\u2019etica; si tratta piuttosto di una crisi relativa ai fondamenti, ai metodi, alla natura della razionalit\u00e0 etica.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Nietzsche, interpretando gli ideali morali alla stregua di maschere della volont\u00e0 di potenza, Freud considerandoli come sublimazioni dei meccanismi pulsionali e Marx leggendoli come sovrastrutture dei bisogni economici avevano seminato notevoli sospetti sulla consistenza dell\u2019etica. Ma la vera e propria crisi fondazionale emerger\u00e0 a partire dall\u2019inizio del XX secolo. Ne I Principia Ethica di G. E. Moore del 1903 il filosofo inglese sostiene che il bene, su cui si fonda l\u2019intera etica, \u00e8 una qualit\u00e0 semplice, come il colore giallo, e che pertanto non pu\u00f2 essere definito razionalmente, ma pu\u00f2 solo essere intuito. Di conseguenza tutte le etiche che pretendono di fondare le norme morali su una qualsiasi conoscenza, sia essa di tipo fisico o di tipo metafisico, incorrono nella cosiddetta \u00abfallacia naturalistica\u00bb, cio\u00e8 commettono l\u2019errore di considerare il bene come un oggetto appartenente alla natura e quindi conoscibile scientificamente. In tal modo Moore inaugura la convinzione del carattere non conoscitivo dell\u2019etica (non-cognitivismo), che dominer\u00e0 tutta la prima met\u00e0 del secolo. Ad analoghi risultati giunge, in un altro ambiente culturale, Max Weber, il fondatore della sociologia come scienza. Questi nel 1904 con il saggio su L\u2019oggettivit\u00e0 conoscitiva della scienza sociale sostiene che le scienze sociali, per essere oggettive, devono limitarsi a descrivere i fatti, astenendosi dal dare giudizi di valore, cio\u00e8 devono essere avalutative. L\u2019etica pertanto non pu\u00f2 in alcun caso essere una scienza e le scienze, nemmeno quelle sociali, non possono dare alcuna indicazione su come ci si deve comportare. Anche uno dei principali seguaci della fenomenologia, Max Scheler, si muove in direzione di un\u2019etica non-cognitivista. Nell\u2019opera Il formalismo dell\u2019etica e l\u2019etica materiale dei valori (1916) critica l\u2019etica kantiana per il suo carattere formalistico, che rende indifferenti ai contenuti delle azioni e rischia di causare conseguenze pericolose, per cui propone in alternativa un\u2019\u00abetica materiale\u00bb, nel senso di fornita di contenuti, quali sono appunto i valori. Questi, secondo Scheler sono oggetto di un\u2019intuizione, cio\u00e8 di una conoscenza immediata, diretta, non giustificabile razionalmente. \u00c8 chiaro che queste posizioni, ed altre che si potrebbero facilmente aggiungere, sono l\u2019indice di una crisi dell\u2019etica che segna il fallimento del programma illuministico di fondarla unicamente sulla ragione.<\/p>\n<h2>Il contributo della Massoneria alla rinascita dell\u2019etica<\/h2>\n<p>Da questa situazione di crisi l\u2019etica \u00e8 uscita a partire dagli anni 50-60 facendo leva su fattori di differente natura. Si \u00e8 attaccato la divisione tra conoscere ed agire che era alla base delle filosofie non-cognitiviste della prima met\u00e0 del secolo facendo notare che essa rischia di giustificare le concezioni etiche e politiche pi\u00f9 arbitrarie. In particolare la sociologia avalutativa di tradizione weberiana \u00e8 stata contestata dalla \u00absociologia critica\u00bb della scuola di Francoforte, la quale l\u2019ha accusata di essere semplicemente una celebrazione della realt\u00e0 sociale esistente, in quanto chi rinuncia, in nome della scientificit\u00e0, a pronunciare giudizi di valore, rinuncia a qualsiasi critica, e quindi rinuncia a cambiare lo stato delle cose.<\/p>\n<h3><em>Gli scopi e i valori etici e politici, lungi dal ridursi a semplici preferenze soggettive, possono venir razionalmente argomentati.<\/em><\/h3>\n<p>Di fronte alla constatazione dell\u2019incapacit\u00e0 delle scienze sociali, cio\u00e8 della razionalit\u00e0 scientifica, di orientare la prassi, si \u00e8 determinato un nuovo fenomeno, designato come \u00abriabilitazione della filosofia pratica\u00bb (Harendt, Leo Strass, Voegelin, Gadamer, Bubner \/ Riedel, Scwemmer) che costituisce di fatto un ritorno ad una concezione simile a quella massonica dell\u2019etica come filosofia pratica cio\u00e8 alla fondazione dell\u2019etica non sulla scienza (della natura o dell\u2019uomo), ma sulla filosofia, vale a dire ad una forma di conoscenza che non rinuncia a pronunciare giudizi di valore e non si limita ad essere puramente descrittiva.<\/p>\n<p>In contrapposizione alle filosofie che hanno cercato di liquidare l\u2019etica come impresa puramente emotiva e arazionale, la Massoneria ha sempre contribuito a difendere un\u2019etica guidata dalla ragione sostenendo:<\/p>\n<ul>\n<li>Che l\u2019ambito della ragione non si riduce a quello della\u00a0scienza o della teoria, ma concerne anche la prassi.<\/li>\n<li>Che gli scopi e i valori etici e politici, lungi dal ridursi a\u00a0semplici preferenze soggettive, possono venir razionalmente\u00a0argomentati.<\/li>\n<li>Che la ragione filosofica non ha una semplice funzione descrittiva, ma anche una portata normativa, in quanto\u00a0serve ad orientare l\u2019azione.<\/li>\n<li>Che etica e politica risultano strettamente connesse, poich\u00e9\u00a0a tenerle separate si perviene soltanto ad una morale\u00a0astratta e individualistica<\/li>\n<\/ul>\n<p>Se \u00e8 vero che l\u2019etica si sviluppa soprattutto nei momenti in cui manca o tende a svanire un quadro ben delineato del patrimonio dei valori e dei costumi tradizionali, allora il messaggio del nostro Ordine risulta pi\u00f9 attuale che mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrebbe del tutto lecito parlare dell\u2019esistenza di una crisi della morale, in quanto non\u00a0c\u2019\u00e8 settore della societ\u00e0 (famiglia, scuola, lavoro, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1964","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1964","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1964"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1964\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1966,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1964\/revisions\/1966"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}