{"id":2070,"date":"2018-03-20T16:18:54","date_gmt":"2018-03-20T15:18:54","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=2070"},"modified":"2018-05-11T14:56:50","modified_gmt":"2018-05-11T12:56:50","slug":"il-tempio-di-apollo-a-delfi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/il-tempio-di-apollo-a-delfi\/","title":{"rendered":"Il Tempio di Apollo a Delfi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Delfi non \u00e8 solo un sito archeologico, \u00e8 un simbolo: un luogo spirituale al centro della Grecia. Gli Elleni lo consideravano come l\u2019ombelico del mondo, addirittura quindi il centro del globo. Qui sorgeva il Tempio sacro di Apollo, risalente al VII secolo a. C., pi\u00f9 volte ricostruito con il celebre oracolo \u00abConosci te stesso\u00bb. In questa Tavola cercheremo di evidenziare il valore emblematico del Tempio di Delfi, in particolare per coloro che ritengono che una vita senza ricerca non valga la pena di essere vissuta.<\/strong><\/p>\n<p>Delfi \u00e8 una storica citt\u00e0 dell\u2019antica Grecia. Situata nella Focide sulle pendici del monte Parnaso, a circa 130 Km a nord-ovest da Atene e a 600 m s.l.m. all\u2019incrocio di antiche vie di comunicazione, \u00e8 la sede del pi\u00f9 importante e venerato oracolo del Dio Apollo. La parte pi\u00f9 antica del tempio portata alla luce dagli archeologi risale al VII\u00b0 secolo a.C., quella pi\u00f9 recente (le cui rovine sono appunto visibili a Delfi) risalgono al IV secolo a. C. Esso era costituito da sei colonne doriche sulla facciata e 15 per ogni lato e misurava 21,64 per 58,18 metri. All\u2019entrata del tempio campeggiava la famosa massima \u00ab\u0393\u039d\u03a9\u0398\u0399 \u03a3\u0395\u0391\u03a5\u03a4\u039f\u039d\u00bb, conosci te stesso. Il santuario risale all\u2019et\u00e0 micenea, mentre le prime testimonianze della sua attribuzione ad Apollo risalgono all\u2019XVIII\u00b0 secolo a.C. Nel 548 a.C. il tempio venne distrutto da un incendio e ricostruito nel 505 a.C. grazie soprattutto ai finanziamenti dei greci. Nel 373 a.C. venne nuovamente distrutto a causa probabilmente di un terremoto. Per la sua ricostruzione bisogner\u00e0 attendere fino al 325 a.C. per via della terza guerra sacra.<\/p>\n<p>I persiani nel 480 a.C. e in seguito i Galli nel 279 razziarono la regione del golfo di Corinto ma il santuario fortunatamente sub\u00ec pochi danni. Il culto di Apollo perdur\u00f2 a Delfi fino al III secolo.<\/p>\n<h2>Genesi del motto<\/h2>\n<p>L\u2019esortazione \u00abConosci te stesso\u00bb viene generalmente associata al pensiero di Socrate. Dal momento che costui non lasci\u00f2 documenti scritti, dobbiamo riferirci alla fonte principale del suo pensiero e cio\u00e8 a Platone per contestualizzare questo ammonimento che sta alla base della sua filosofia e di una porzione importante della cultura occidentale. In particolare nel dialogo Alcibiade troviamo il seguente passaggio che ci fa capire qual \u00e8 la ragione della necessit\u00e0 per l\u2019uomo di conoscere s\u00e9 stesso come indica il motto di Apollo.<\/p>\n<p>\u00abSOCRATE &#8211; Con quale arte possiamo prenderci cura di noi stessi?<br \/>\nALCIBIADE &#8211; Non lo so.<br \/>\nSOCRATE &#8211; Ma su questo siamo d\u2019accordo: non si tratta dell\u2019arte con cui potremmo migliorare qualsiasi cosa che ci riguardi, bens\u00ec di quella con cui rendiamo migliori noi stessi.<br \/>\nSOCRATE &#8211; Allora, avremmo potuto sapere quale arte renda migliori le scarpe, senza conoscere queste ultime?<br \/>\nALCIBIADE &#8211; E impossibile.<br \/>\nSOCRATE &#8211; E nemmeno quale arte renda migliori gli anelli, senza conoscere questi ultimi.<br \/>\nALCIBIADE &#8211; E vero.<br \/>\nSOCRATE &#8211; Ebbene, potremmo mai sapere quale arte renda migliore se stessi, mentre ignoriamo chi siamo noi stessi?<br \/>\nALCIBIADE &#8211; E vero.<br \/>\nSOCRATE &#8211; Ma \u00e8 forse facile conoscere se stessi ed era un buono a nulla colui che ha posto quell\u2019iscrizione sul tempio di Delfi, oppure si tratta di una cosa difficile e non alla portata di tutti?<br \/>\nALCIBIADE &#8211; Molte volte, Socrate, mi \u00e8 sembrata una cosa alla portata di tutti, molte volte, invece, assai difficile.<br \/>\nSOCRATE &#8211; Tuttavia, Alcibiade, che sia facile oppure no, per noi la questione si pone cos\u00ec: conoscendo noi stessi potremo sapere come dobbiamo prenderci cura di noi, mentre, se lo ignoriamo, non lo potremo proprio sapere.<br \/>\nALCIBIADE &#8211; \u00c8 cos\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>In altri termini il presupposto fondamentale per migliorare s\u00e9 stessi \u00e8 quello di conoscere s\u00e9 stessi. La conoscenza di s\u00e9 non \u00e8 quindi fine a s\u00e9 stessa ma risulta una tappa indispensabile per potersi migliorare. Ma Socrate non \u00e8 l\u2019inventore del motto anche se con lui viene ad assumere un significato particolare all\u2019interno della sua filosofia. Porfirio nell\u2019opera Sul \u00abConosci te stesso\u00bb menziona quattro opinioni sulla genesi del motto:<\/p>\n<p>A) Alcuni pensavano che fosse stato creato da Femonoe o da Fenotea, ritenute inventrici dell\u2019esametro (la prima aveva svolto anche il ruolo di Pizia a Delfi).<\/p>\n<p>B) Altri ritenevano invece che ne fosse autore uno dei Sette Sapienti: Biante, oppure Talete, oppure Chilone.<\/p>\n<p>C) Altri ancora sostenevano la tesi che si trattasse di un responso dell\u2019Oracolo di Delfi, dato quindi da Apollo stesso, alla richiesta rivoltagli da Chilone su quale fosse il precetto pi\u00f9 importante che l\u2019uomo dovesse apprendere. (Ricordiamo che Chilone, uno dei Sette Sapienti, \u00e8 il primo importante uomo politico di Sparta di cui \u00e8 stata conservata memoria, attivo intorno alla met\u00e0 del VI secolo a.C.).<\/p>\n<p>D) Porfirio ricorda, infine, la tesi sostenuta da Aristotele nello scritto Sulla filosofia (una delle pi\u00f9 importanti delle opere pubblicate dallo Stagirita, di cui ci sono pervenuti solo alcuni frammenti), ossia che si tratti del motto scritto sulla facciata del tempio di Delfi ricostruito in pietra, dopo che era stato distrutto.<\/p>\n<p>Dunque il motto \u00abConosci te stesso\u00bb doveva trovasi inciso sulla facciata del tempio in pietra di Apollo al di sopra dell\u2019ingresso, e doveva essere un messaggio legato alla religione apollinea. In effetti per quanto differenti possano essere le quattro opinioni menzionate sulle origini del motto, tutte si connettono ad Apollo come si legano inoltre ad Apollo le famose massime dei sette savi. Per cui \u00e8 molto probabile che il celebre ammonimento trovi le sue radici proprio a Delfi e al suo culto di Apollo.<\/p>\n<h3><em>Gli Elleni consideravano il tempio di Apollo a Delfi come l\u2019ombelico del mondo<\/em><\/h3>\n<h2>Il significato del monito<\/h2>\n<p>Quale significato aveva questo motto? Rivolto a chi entrava nel tempio di Apollo per riceverne l\u2019oracolo, probabilmente era un invito a riconoscere la propria limitatezza di uomo, la propria finitezza dinnanzi al dio, a riconoscersi mortale nei confronti del dio immortale. Questo appello contro la superbia umana appartiene alla cultura arcaica. Ma che significato assume in Socrate? Esso da un lato conferma quell\u2019invito all\u2019uomo a riconoscere il senso del limite, ma, dall\u2019altro, lo invita alla ricerca attraverso il logos.<\/p>\n<p>Il bene maggiore per l\u2019uomo, secondo Socrate, consiste nel ragionare ogni giorno sulla virt\u00f9, nel condurre ricerche su s\u00e9 stesso e sugli altri; egli ritiene che \u00abuna vita senza tali ricerche non \u00e8 degna d\u2019essere vissuta\u00bb. La vita deve essere una ricerca incessante: la verit\u00e0 non \u00e8 mai data una volta per tutte, ma esige una tensione continua dell\u2019intelligenza, una vigilanza e una consapevolezza critiche che non possono mai venir meno. Perci\u00f2 Socrate consiglia ai suoi allievi, prima di morire: \u00abbisogna che facciate questa ricerca da voi medesimi, gli uni con gli altri, perch\u00e9 non credo sar\u00e0 facile che riusciate a trovar persone capaci di fare ci\u00f2 meglio di voi\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019impegno che Socrate individua come prioritario e fondamentale \u00e8, dunque, quello dell\u2019esame di s\u00e9 e degli altri, che egli vuole compiere insieme con gli altri. Un compito non facile, \u00abuna cosa difficile e non alla portata di tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Conoscere s\u00e9 stessi, mettendosi in discussione nella ricerca e nel dialogo con gli altri, significa per Socrate prendersi cura dell\u2019anima. Ma che cos\u2019\u00e8 l\u2019anima secondo il filosofo?<\/p>\n<h3><em>Ricordiamoci la triade scolpita nei nostri rituali: \u00abuomo conosci te stesso, uomo governa te stesso, uomo migliora te stesso\u00bb<\/em><\/h3>\n<p>Indubbiamente essa \u00e8 un\u2019entit\u00e0 spirituale, diversa e contrapposta rispetto all\u2019entit\u00e0 materiale del corpo. ln tal senso, Socrate sembra riprendere alcuni motivi tipici dell\u2019Orfismo e del Pitagorismo. Ma &#8211; si \u00e8 osservato &#8211; non appare questo il senso pi\u00f9 autentico della filosofia socratica, poich\u00e9 il filosofo sembra avere elaborato una concezione non religiosa dell\u2019anima. Infatti, per lui l\u2019anima \u00e8 la sede della coscienza e del pensiero, l\u2019asse su cui si muove l\u2019intera vita interiore dell\u2019individuo. Leggiamo, ad esempio, nel dialogo platonico Alcibiade primo: come l\u2019occhio, guardando l\u2019occhio di qualcun altro, vede se stesso riflesso nella pupilla di questi (cio\u00e8 nella \u00absua parte migliore\u00bb, perch\u00e9 \u00e8 quella con cui questi guarda a sua volta noi), cos\u00ec \u00abl\u2019anima, se vuol conoscere se stessa, dovr\u00e0 fissare un\u2019altra anima\u00bb; e soprattutto dovr\u00e0 fissare con lo sguardo quella parte dell\u2019anima in cui si trova la sua vera \u00abvirt\u00f9\u00bb, cio\u00e8 la sua funzione essenziale, il pensiero; proprio la conoscenza e il pensiero, infatti, sono quel che v\u2019\u00e8 di pi\u00f9 elevato nell\u2019anima.<\/p>\n<p>Neppure si pu\u00f2 dire che questa ricerca avvia gli uomini verso la strada di una interiorit\u00e0 solipsistica, poich\u00e9 Socrate la considera condizione essenziale per la costruzione di una polis ben fondata e ben ordinata: la conoscenza e la cura dell\u2019anima hanno anche un valore sociale e politico.<\/p>\n<p>La concezione socratica dell\u2019anima mostra cos\u00ec un carattere laico e razionale, coerente con la sua idea del filosofare. ln questo quadro pu\u00f2 essere collocato anche il riferimento al daimonion, il demone che Socrate afferma di recare in s\u00e9, una specie di divinit\u00e0 la cui voce si fa sentire per dirgli ci\u00f2 che non deve fare. Questo \u00e8 un tema orfico: la psych\u00e9 (l\u2019anima appunto) viene trasformata in un demone semidivino; e l\u2019idea del demone suscita, negli Ateniesi, il sospetto che Socrate voglia introdurre nuovi dei: da qui la relativa accusa al processo.<\/p>\n<p>Ma quell\u2019idea, in realt\u00e0, \u00e8 contestuale a una profonda riforma dell\u2019etica, imperniata sul principio della responsabilit\u00e0 individuale: ciascuno pu\u00f2 sentire, in s\u00e9, quella \u2018voce\u00bb, spesso identificata dagli interpreti con la coscienza, fonte della valutazione e dell\u2019azione morale, principale guida e aiuto per l\u2019uomo. ln tale interpretazione, l\u2019anima acquista un nuovo significato morale: baricentro della condotta diventa proprio la coscienza del singolo, trasformata in una specie di giudice della condotta stessa.<\/p>\n<p>L\u2019anima perde cos\u00ec i connotati naturalistici o religiosi che aveva avuto fino ad allora, per stringere legami indissolubili con la ricerca e la visione della verit\u00e0 e del bene: un compito, questo, tipicamente umano e razionale.<\/p>\n<p>Come \u00e8 facile rendersi conto l\u2019interpretazione socratica del conosci te stesso come ricerca laica, razionale di un perfezionamento morale \u00e8 perfettamente in sintonia con gli insegnamenti massonici. Ricordiamoci la triade scolpita nei nostri rituali: \u00abuomo conosci te stesso, uomo governa te stesso, uomo migliora te stesso\u00bb D. B.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bibliografia<br \/>\nJaeger Werner, Paideia (1944).<br \/>\nLa formazione dell\u2019uomo greco, III Vol., La Nuova Italia, Firenze 1997<br \/>\nReale Giovanni, Socrate, Ed. BUR, Milano 2000<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Delfi non \u00e8 solo un sito archeologico, \u00e8 un simbolo: un luogo spirituale al centro della Grecia. 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