{"id":2943,"date":"2020-08-13T11:14:07","date_gmt":"2020-08-13T09:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=2943"},"modified":"2020-08-13T11:14:07","modified_gmt":"2020-08-13T09:14:07","slug":"lavoro-a-tempo-parziale-disoccupazione-e-qualita-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/lavoro-a-tempo-parziale-disoccupazione-e-qualita-della-vita\/","title":{"rendered":"Lavoro a tempo parziale, disoccupazione e qualit\u00e0 della vita"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da parecchi anni ormai e da diverse aree politiche si indica nel lavoro a tempo parziale la soluzione a una serie di problemi endemici della societ\u00e0 attuale: in particolare quelli della disoccupazione e del peggioramento della qualit\u00e0 della vita. Tra i promotori del lavoro a tempo parziale si segnalano per dinamismo soprattutto i teorici della decrescita felice. Le loro proposte ci sembrano senz\u2019altro seducenti ma non per questo esenti da alcune obiezioni.<\/strong><\/p>\n<p>La tecnologia dopo aver sostituito i lavori pi\u00f9 faticosi fisicamente e che generalmente non rimpiangiamo, sta progressivamente rimpiazzando anche i mestieri cognitivamente pi\u00f9 complessi che preferiremmo tenere per noi.<\/p>\n<h2>La questione della disoccupazione<\/h2>\n<p>La disoccupazione strutturale, cio\u00e8 la mancanza di occupazione conseguente allo squilibrio stabile tra domanda e offerta di lavoro, costituisce uno dei principali problemi per le famiglie e per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Molti di loro sono impegnati in scuole che non serviranno perch\u00e9 dispensano competenze per un mercato ormai saturo. La disoccupazione colpisce l\u2019autostima in persone mature e ancora valide ma non pi\u00f9 competitive per i pochi posti rimasti delle aziende ristrutturate. Essa minaccia anche chi il posto ce l\u2019ha imponendogli di scendere a patti vergognosi e lascia frustrati chi il lavoro non lo ha mai avuto e vede il treno della vita passargli accanto senza potervi mai salire.<\/p>\n<p>Per alcuni il problema non sussisterebbe. Per esempio, Kelvin kelly ricorda che la rivoluzione industriale ha liquidato in due secoli sette agricoltori americani su dieci. Poi preannuncia che prima della fine del secolo il 70% delle occupazioni attuali saranno probabilmente rimpiazzate da una qualche automazione. La conquista dei robot sar\u00e0 epocale e toccher\u00e0 quasi tutti i mestieri. Ed \u00e8 gi\u00e0 in atto. Per i pi\u00f9 ottimisti questo tuttavia non significa che i robot ci ruberanno il lavoro ma semplicemente che lo cambieranno. La storia dimostra che in passato la tecnologia ha creato pi\u00f9 posti di lavoro di quanti ne abbia soppresso. Nel Novecento il tasso di occupazione \u00e8 aumentato tanto da poter permettere l\u2019ingresso delle donne nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Per altri invece l\u2019idea che la societ\u00e0 possa mantenere il numero di posti di lavoro, data l\u2019espansione esponenziale della tecnologia e l\u2019ascesa dell\u2019automazione, \u00e8 semplicemente irrealistica. I vecchi posti di lavoro non torneranno. Quelli nuovi saranno altamente sofisticati, tecnicamente e creativamente impegnativi e una manciata di quei posti baster\u00e0 a mandare avanti l\u2019economia.<\/p>\n<p>Ma il suddetto scenario a detta di vari studiosi non \u00e8 un problema ma un\u2019opportunit\u00e0. Cominceremo finalmente a pensare che forse il lavoro non \u00e8 lo scopo della vita. Riusciremo finalmente a capire che \u00e8 necessario lavorare per vivere e non il contrario. Da questo punto di visto lo scopo dovrebbe proprio essere quello di farci definitivamente rubare il lavoro dai robot per poter finalmente avere tempo per le cose che ci stanno pi\u00f9 a cuore. Ma affinch\u00e9 questa idea non risulti semplicemente utopica \u00e8 necessario trovare un modo per garantire a tutti un reddito di cittadinanza, cio\u00e8 garantire incondizionatamente a ogni persona un contributo fisso, che soddisfi le condizioni minime di dignit\u00e0 e di benessere. Questa proposta nell\u2019attuale congiuntura storica caratterizzata da una profonda crisi del welfare state ci pare quantomeno improbabile.<\/p>\n<h2>Decrescita e qualit\u00e0 della vita<\/h2>\n<p>Una politica pi\u00f9 sostenibile sembra invece quella proposta dal noto sociologo ed economista Serge Latouche. La sua teoria della decrescita parte dal presupposto che il concetto di sviluppo su cui si fonda la societ\u00e0 industriale contemporanea sia viziato da un equivoco di base, ossia la tendenza ad assumere la crescita del PIL come il parametro fondamentale della qualit\u00e0 di vita. In realt\u00e0 esso indicherebbe solamente la quantit\u00e0 di beni e servizi prodotti in un certo Stato, in funzione dei consumi dei cittadini (dal momento che una domanda pi\u00f9 alta implica un incremento della produzione). Secondo Latouche il suo accrescimento non equivarrebbe pertanto ad un aumento del benessere, anzi a volte segnalerebbe esattamente il contrario.<\/p>\n<p>Secondo Latouche un modello di sviluppo che persegua solo un aumento della produttivit\u00e0 a tutti i costi compromette i presupposti per una vita qualitativamente soddisfacente. Un tale sistema espone infatti il pianeta a uno sfruttamento selvaggio insostenibile sia in termini di rigenerazione della biosfera, sia in termini di distribuzione equilibrata delle risorse. Si \u00e8 stimato che se tutti gli abitanti della Terra consumassero come l\u2019occidente pi\u00f9 ricco il pianeta dovrebbe sestuplicare le sue dimensioni per sostenere un simile impatto. Di fronte a tale prospettiva, \u00e8 necessario proporre un modello economico funzionale basato sulla riduzione dei consumi, sul ridimensionamento del mercato nel soddisfacimento dei bisogni umani.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questo contesto che si colloca la proposta di un lavoro a tempo parziale per far fronte sia ad una ineluttabile disoccupazione che ad un miglioramento della qualit\u00e0 della vita. Ma si tratta di una proposta realizzabile? Lavoro a tempo parziale significa anche salario parziale. Dal momento che anche con un lavoro a tempo pieno molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese ci si domanda come potrebbero vivere con un lavoro a tempo parziale. L\u2019idea che si possa lavorare a tempo parziale e percepire uno stipendio di un tempo pieno pare del tutto irrealistica. Le spese fisse alle quali oggi sono confrontate le famiglie sono talmente onerose che anche a ridurre al minimo gli sprechi e le cose superflue non si riesce a far quadrare i conti. La classe media \u00e8 gi\u00e0 passata da un\u2019economia che permetteva un certo agio ad un\u2019economia di sussistenza per cui i margini per ulteriori risparmi sono ormai molto esigui. In ultima analisi la convinzione che il lavoro parziale possa essere una strategia per aggirare l\u2019ostacolo disoccupazione e contemporaneamente permettere una qualit\u00e0 di vita migliore, senza stress e con pi\u00f9 tempo libero risulta pesantemente condizionata dalla possibilit\u00e0 di garantire un salario minimo in grado di sostenere i costi di quelle spese inevitabili. D. B.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da parecchi anni ormai e da diverse aree politiche si indica nel lavoro a tempo parziale la soluzione a una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-2943","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2943","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2943"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2943\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2944,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2943\/revisions\/2944"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2943"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2943"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2943"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}