{"id":793,"date":"2017-02-21T14:00:55","date_gmt":"2017-02-21T13:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/?p=793"},"modified":"2017-10-16T07:54:22","modified_gmt":"2017-10-16T05:54:22","slug":"scienze-della-mente-e-natura-dellio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.freimaurerei.ch\/it\/scienze-della-mente-e-natura-dellio\/","title":{"rendered":"Scienze della mente e natura dell\u2019io"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019ideale greco del \u00abconosci te stesso\u00bb \u00e8 realmente perseguibile? Lo sviluppo delle scienze cognitive mette in discussione su basi nuove alcune tra le pi\u00f9 \u00abevidenti\u00bb convinzioni a proposito della natura della soggettivit\u00e0 e dell\u2019io. In questa Tavola cercheremo di fare il punto della questione mostrando come la formazione dell\u2019io propria alla Libera Muratoria possa ancora essere considerata legittima perch\u00e9 in perfetto accordo con i risultati di questi moderni studi.<\/strong><\/p>\n<p>Tradizionalmente si intende per soggetto l\u2019essere autonomo e cosciente, sovrano nella misura in cui esso si pensa e si percepisce libero e capace di rispondere dei suoi atti, indipendentemente dalle condizioni naturali, psicologiche, socio-politiche, storiche che costituiscono la sua singolare situazione individuale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019io evidente a s\u00e9 stesso<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 con Agostino il vero grande problema non \u00e8 pi\u00f9 quello del cosmo ma dell\u2019uomo. Non il problema dell\u2019uomo in astratto, ossia il problema dell\u2019essenza dell\u2019uomo \u2013 questo gi\u00e0 sollevato da Socrate \u2013 ma il problema concreto della natura dell\u2019io, dell\u2019uomo come individuo irripetibile, come persona, come singolo. Agostino si scopre cos\u00ec il protagonista della sua filosofia: osservante ed osservato. Nelle Confessioni mette a nudo il suo animo in tutte le pi\u00f9 riposte pieghe e in tutte le intime tensioni della sua volont\u00e0. E proprio nelle intime tensioni e lacerazioni della sua volont\u00e0, messa a confronto con la volont\u00e0 di Dio, Agostino scopre l\u00ab\u2019io\u00bb, la personalit\u00e0 umana in senso inedito. L\u2019argomento del cogito con cui Cartesio inaugura la filosofia moderna, pone l\u2019io al centro della scena. Interrogandosi su quale conoscenza potesse essere posta a fondamento di tutte le altre nella sua ricerca di una base certa dell\u2019edificio del sapere, Cartesio, nella seconda delle Meditazioni metafisiche, giunge alla conclusione che l\u2019affermazione \u00abio sono, io esisto\u00bb \u00e8 necessariamente vera. A questo punto la questione essenziale diventa la natura e le propriet\u00e0 essenziali dell\u2019\u00abio\u00bb. Cartesio si chiede quindi che cosa sia l\u2019\u00abio\u00bb. Come noto per l\u2019autore del Discorso sul metodo la risposta esclude l\u2019identificazione tra l\u2019io e il corpo umano che lo ospita. Infatti adottando l\u2019ipotesi del genio maligno che pu\u00f2 ingannarmi in tutte le mie convinzioni appare chiaro che \u00abtutta questa macchina composta di ossa e carne che io designavo col nome di corpo\u00bb non coincide con me stesso. Come sappiamo l\u2019unico attributo che per Cartesio non pu\u00f2 essere sottratto al soggetto \u00e8 il pensiero. Con ci\u00f2 si deduce che Cartesio identifica il referente dell\u2019\u00abio\u00bb con il soggetto dell\u2019attivit\u00e0 psichica, come essa si rivela all\u2019introspezione, attribuisce a questo soggetto la propriet\u00e0 essenziale del pensiero ed esclude che il possesso del corpo sia condizione necessaria dell\u2019essenza dell\u2019io. Tuttavia gi\u00e0 David Hume nega che noi abbiamo un\u2019impressione di un ego permanente ed unitario: \u00abQuando mi addentro pi\u00f9 profondamente in ci\u00f2 che chiamo me stesso m\u2019imbatto sempre in una particolare percezione [\u2026] non riesco mai a trovare me stesso senza una percezione e a cogliervi altro che la percezione.\u00bb Per Hume le \u00abpercezioni particolari\u00bb che cogliamo nella nostra mente non richiedono l\u2019ipotesi di un io che le coordini o le raccolga. La tesi secondo cui le percezioni sono entit\u00e0 che possono esistere senza \u00abappartenere\u00bb ad un io giustifica la tesi humeana secondo cui l\u2019io altro non \u00e8 che un fascio di percezioni. Kant concorda con Hume sul fatto che l\u2019esperienza non ci rivela un soggetto sostanziale immutabile nel tempo; ma obietta che non per questo la mente pu\u00f2 essere considerata come un aggregato di percezioni distinte; al contrario ciascuna sarebbe unita alle altre dalla funzione unificatrice dell\u2019\u00abio penso\u00bb trascendentale. L\u2019\u00abio penso\u00bb trascendentale di Kant non \u00e8 un ente del mondo spazio-temporale in cui viviamo. Esso ha una natura formale: esprime delle condizioni necessarie perch\u00e9 sia possibile il tipo di esperienza soggettiva in cui si articola la nostra mente.<\/p>\n<p><strong>L\u2019io illusorio delle scienze cognitive<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019anima agostiniana al cogito di Cartesio, dall\u2019io trascendentale di Kant allo spirito hegeliano, la tradizione della metafisica moderna ci ha proposto una concezione ottimistica del soggetto. Si parte dall\u2019alto, dall\u2019autocoscienza introspettiva del soggetto per poi assimilare tutto il resto. Il soggetto \u00e8 trasparente a s\u00e9 stesso, e la consapevolezza riflessiva che la mente ha della sua struttura e dei suoi contenuti produce una conoscenza dotata di un particolare stato di certezza indubitabile, che si contrapporrebbe alla conoscenza del mondo materiale. Tuttavia questa concezione ottimistica dell\u2019io \u00e8 da tempo messa in discussione. Psicoanalisi, decostruzionismo, antropologia culturale ed ermeneutica non sono che alcuni dei settori di indagine in cui la diffidenza nei confronti dell\u2019io si \u00e8 confermata in modo sorprendente. Di recente inoltre \u00e8 emersa un\u2019altra e forse pi\u00f9 insidiosa minaccia della nostra ingenua idea di essere o di avere un \u00abio\u00bb; una minaccia che proviene dalle scienze della mente. Psicologia sperimentale, scienze cognitive, e neuroscienze sollevano una nuova serie di dubbi. Siamo incrollabilmente convinti di essere entit\u00e0 unitarie; \u00e8 per\u00f2 sufficiente uno sguardo anche sommario alla letteratura della neuroscienza e della psicologia per rendersi conto che la tendenza prevalente \u00e8 oggi di abbandonare l\u2019assunto del carattere unitario della mente per affermarne la sua natura eterogenea. Secondo uno dei pi\u00f9 autorevoli filosofi della mente, Daniel Dennett, l\u2019idea che esista, in qualche zona del cervello, un luogo dove tutto converge \u2013 un sistema esecutivo centrale che coordina tutte le varie operazioni cognitive \u2013 \u00e8 un mito, il mito del teatro cartesiano. Non esiste alcuna reale identit\u00e0 che permane nel tempo e che potremmo definire \u00abio\u00bb, di reale potrebbe esserci tutt\u2019al pi\u00f9 un io biologico minimale. Tuttavia per il filosofo americano gli esseri umani hanno qualcosa in pi\u00f9. Possiedono il linguaggio. Lungi dall\u2019essere una realt\u00e0 sostanziale, l\u2019io si rivela come processo, costruzione costante di s\u00e9 nel tempo. La scienza ci conferma che non possiamo che costituire il nostro \u00abio\u00bb attraverso le mediazioni laboriose del linguaggio, dell\u2019educazione, del lavoro su noi stessi. Queste verit\u00e0 sono alla base della formazione massonica da sempre. Essa ci insegna che il nostro \u00abio\u00bb si costituisce attraverso la meditazione dei simboli, dei rituali, del paziente e costante lavoro sulla pietra grezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ideale greco del \u00abconosci te stesso\u00bb \u00e8 realmente perseguibile? 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